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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca

Le intercettazioni sul clan Moccia: “Soldi all’assessore e ci prendiamo il Salento”

Secondo le carte dell’inchiesta, Andrea Guido, in cambio di denaro, avrebbe agevolato imprese del sodalizio mafioso per il servizio di raccolta dell’olio alimentare esausto a Lecce e negli altri comuni dell’ARO 1

LECCE - “La settimana scorsa mi sono incontrato con uno che è forte nella politica di Lecce! Lecce proprio! È un assessore. È uno che mi fa prendere tutta Lecce… Gli esercenti e le colonnine! Penso che per la fine dell’anno ci prendiamo tutto il Salento!”. È quanto afferma in un colloquio, captato dai carabinieri del Ros, Francesco di Sarno, 50enne di Napoli, ritenuto dagli inquirenti braccio economico del sodalizio camorristico Moccia e uomo di fiducia di Antonio Moccia.

Il politico al quale si riferisce sarebbe Andrea Guido, all’epoca dei fatti assessore all’Ambiente nella giunta dell’ex sindaco Paolo Perrone.

Stando alle indagini, Guido avrebbe “ceduto” alle richieste favorendo le imprese di Di Sarno nel servizio di raccolta dell’olio di origine alimentare esausto nel capoluogo salentino e negli altri comuni che rientravano nel consorzio Aro 1, ricevendo 2.500 euro (come anticipo di una somma concordata pari a 5mila euro) e a fare da “intermediari” sarebbero stati Mario Salierno, 44enne di Napoli, e Giuseppe D’Elia, 55enne di Novoli.

In questo modo, sarebbe stata esclusa la Isalppower oli srl di Martena Gianfranco che, in collaborazione con la Monteco, aveva gestito fino a quel momento la raccolta di olio presso l’isola ecologica in città.

È quanto si legge nell’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari emessa dal gip del tribunale di Napoli Maria Luisa Miranda che contesta a Guido, attuale consigliere comunale di opposizione, il reato di corruzione con l’aggravante di aver agito per agevolare “l’affermazione degli interessi economici e del potere economico-criminale del clan Moccia in Puglia”.

Nel provvedimento, a sostegno dell’accusa, sono riportate intercettazioni e incontri. Tutto sarebbe iniziato nell’aprile del 2017. In due occasioni, Salierno avrebbe illustrato a Di Sarno l’incontro avuto con Guido in mattinata, riferendo che l’assessore si era reso disponibile ad aiutare l’azienda afragolese soprattutto se, grazie all’aiuto fornito da Di Sarno e dai suoi emissari fosse riuscito a vincere le elezioni comunali.

“Diglielo a questo assessore che glieli facciamo noi i volantini. Fatti dare un campione! Glieli facciamo noi!”, avrebbe tuonato il capo.

In un altro scambio, Salierno avrebbe riferito: “Per quanto riguarda Lecce lui (Giuseppe D’Elia, ndr) mi ha detto automaticamente se resta questa giunta qua siamo dentro! Se sale la giunta nuova e gli andiamo a dire che dobbiamo fare…diciamo quello che dobbiamo fare… ha detto o questa giunta o quell’altra giunta noi comunque stiamo dentro! Ha detto comunque aspettiamo dieci giorni perché dobbiamo vedere chi sale altrimenti va a finire che se sale un altro e prende a z’ria fai questo e fai quell’altro…”.

Durante un servizio di osservazione del 17 maggio di quello stesso anno, i carabinieri del Ros hanno documentato un incontro tra Di Sarno, D’Elia, un altro soggetto, e Guido.

La bustarella sarebbe stata consegnata alla fine del mese, sostengono gli inquirenti, da D’Elia che in cambio dei suoi servigi avrebbe ottenuto un orologio Rolex, degli occhiali e 500 euro.

andrea guido1-2Eloquente la conversazione del 29 maggio, nella quale Mario Salierno si lamenta del fatto che non siano ancora stati adottati dei provvedimenti di favore: “Non è che questi tremila euro perché li sta dando all’assessore sono soldi dello Stato… sono soldi cacciati dalla sua (Di Sarno, ndr) tasca e però voglio dire, l’assessore… noi abbiamo smontato le colonnine della Monteco e nel frattempo sta avendo 2.500 euro l’assessore…nel frattempo noi siamo andati all’isola ecologica… e allora okay prenditi questi 2.500 euro… poi fra il 10, l’11 giugno si voterà… appena sali, il giorno dopo si prende altri 2.500 euro… così sono stati stabiliti i fatti e così si fa… e però vuol dire che il 12 giugno tu a me o mi fai fare qualcosa o poi vediamo come va a finire”.

Nonostante la sconfitta di Guido alle elezioni, nel giugno del 2017, la seconda tranche sarebbe stata comunque erogata. A occuparsi della consegna sarebbero stati anche stavolta Salierno e D’Elia che però avrebbero trattenuto per sé, all’insaputa di Di Sarno, mille degli ulteriori 2.500 euro previsti e indicati nei colloqui come chili di mozzarelle.

Secondo la giudice, “D’Elia veniva ritenuto dai napoletani un soggetto di fondamentale importanza per lo sviluppo imprenditoriale della società Soloil in territorio salentino” tanto che lo stesso Di Sarno l’avrebbe definito “la chiave dell’acqua” ovvero il passepartout per accedere negli ambienti politici e imprenditoriali leccesi.

Nello stesso procedimento risultano indagate complessivamente 84 persone, per 36 delle quali è stato disposto l’arresto in carcere, per 16 i domiciliari, per 5 il divieto temporaneo di esercitare attività di impresa. Ai domiciliari, oltre ai salentini Guido e D’Elia, è finito anche l’ex vice presidente del consiglio comunale di Bari Pasquale Finocchio (per traffico di influenze illecite).

Nei prossimi giorni, il consigliere leccese avrà modo di chiarire la propria posizione, durante l’interrogatorio di garanzia che si terrà alla presenza dell’avvocato difensore Ivan Feola.

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