Intercettazioni su Marti in Parlamento, ancora stallo sulla competenza

Oggi la Giunta della Camera si è riunita per la seconda volta per affrontare la questione. Il presidente Delle Vedove ha illustrato due casi analoghi

LECCE - Nessuna decisione su quale sia il ramo del Parlamento competente a valutare la richiesta di autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni relative all'inchiesta sulle case popolari assegnate in cambio di voti, che coinvolgono il senatore Roberto Marti.

La giunta della Camera dei deputati, alla quale il gip Giovanni Gallo aveva inoltrato la richiesta (formulata dai pubblici ministeri Roberta Licci e Massimiliano Carducci), perché il politico leccese sedeva a Montecitorio all’epoca dei fatti, ha deciso di dover approfondire ancora la questione. Questo alla luce dei dubbi interpretativi sulla legge (la numero 140 del 2003) che disciplina la materia.

Di questo hanno discusso oggi e continueranno a farlo anche in una prossima seduta, il  presidente Andrea Del Mastro delle Vedove (Fratelli d’Italia), Alfredo Bazoli (PD), Francesco Paolo Sisto (FI), Mario Perantoni (M5S), Gianluca Vinci (Lega), Roberto Cataldi (M5S), Catello Vitiello (Misto), Carlo Sarro (FI), Eugenio Saitta (M5S).

Il presidente ha aperto il dibattito rispetto al quale ne sarà informata la presidenza della Camera -  iniziato nella precedente seduta del 13 febbraio scorso e durato meno di un’ora - riportando alcuni precedenti. In particolare, quello del senatore Luigi Cesaro, nei cui riguardi il Senato respinse la richiesta all’utilizzo delle intercettazioni, poiché all’epoca dei fatti era deputato, e rinviò gli atti al gip di Napoli, perché li trasmettesse eventualmente a Montecitorio. Si è parlato anche di un altro precedente, verificatosi durante la scorsa legislatura, quello che riguarda il senatore Denis Verdini, deputato all'epoca dei fatti, rispetto al quale furono interpellate entrambe le Camere. In questo caso, dopo contatti informali tra le omologhe Giunte dei due rami del Parlamento, si arrivò alla scelta comune che la competenza fosse del Senato.

Le intercettazioni finite in Parlamento che coinvolgono Marti riguardano principalmente l’assegnazione di una casa confiscata alla criminalità organizzata ad Antonio Briganti, fratello del boss della Sacra Corona Unita, Maurizio. Di questo episodio rispondono (per tentato abuso di ufficio, falso ideologico aggravato e tentato peculato), l’ex assessore Attilio Monosi, l'ex consigliere comunale Damiano D'Autilia (ex consigliere comunale ed ex amministratore di Alba Service), Andrea Greco, Antonio Briganti e la moglie Luisa Martina. Secondo l’accusa, la richiesta di assegnare l’immobile al fratello del boss, che faceva parte del bacino elettorale dell’ex assessore Luca Pasqualini (indicato nelle carte come “delfino” di Marti), sarebbe partita dallo stesso Marti e da D’Autilia.

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