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Interrogatori “Final Blow”, in silenzio anche i boss Briganti e Pepe

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere anche i due uomini considerati tra i firmatari del “nuovo statuto della Scu”. Stessa scelta anche per i sette ai domiciliari. Tra questi la moglie e la madre di Totti Pepe

LECCE - Hanno scelto la via del silenzio anche due dei boss della Sacra Corona Unita tornati alla ribalta con l’inchiesta “Final Blow” che ha ripercorso i recenti sviluppi dalla criminalità organizzata di Lecce e provincia. Pasquale, meglio noto come Maurizio Briganti, e Cristian Pepe, ascoltati per rogatoria nelle città in cui sono detenuti, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Secondo le indagini, entrambi (il primo ha nel curriculum quattro condanne per mafia, il secondo due) sarebbero tra i firmatari del “nuovo statuto della Scu”.

Nessuna novità di rilievo è dunque emersa dagli interrogatori di garanzia. La decisione di non sostenere il confronto con il giudice Simona Panzera è stata presa dalla maggior parte degli arrestati finiti, una settimana fa, nel blitz della squadra mobile, anche da parte dei sette ai domiciliari, interrogati questo pomeriggio: Anna Lo Deserto, di 57 anni (difesa dall’avvocato Donata Perrone), e Rita Greco, di 78 (con l’avvocato Antonio Savoia), moglie e madre di Totti Pepe, ritenuto anche lui tra i vertici dell’associazione; Alvaro Basi, 27enne di Lecce (difeso dall’avvocato Federico De Pascalis Mazzarella); Riccardo Buscicchio, 49enne di Lecce (assistito dagli avvocati Alessandro Stomeo e Ivan Feola); Michele Lo Deserto, 50enne di Lecce (difeso dall’avvocato Feola); Gennaro Hajdari, 37, di Lecce (con l’avvocato Antonio Savoia); Daniele Monaco, 34enne di Lecce (difeso dall’avvocato Francesco Stanca).

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