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Il carcere di Lecce.

Il carcere di Lecce.

Case popolari, pestato per aver denunciato gli abusi: gli arrestati negano le accuse

Interrogati i due indagati accusati di aver partecipato all’agguato. Un terzo uomo, destinatario della misura in carcere, è al momento irreperibile

LECCE - L’avrebbero picchiato e minacciato con due pistole per costringerlo a ritirare quella denuncia che ha dato il via all’inchiesta sull’assegnazione degli alloggi popolari in cambio di voti con 47 indagati, tre dei quali consiglieri del Comune di Lecce, da ieri ai domiciliari, Attilio Monosi, Luca Pasqualini e Antonio Torricelli, con accuse gravissime di associazione a delinquere dedita alla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, all’abuso d’ufficio, corruzione elettorale e falsi in atto pubblico. L’aggressione, avvenuta il 9 giugno del 2015, è stata oggetto dei primi interrogatori di garanzia svoltisi in mattinata, all’indomani del terremoto giudiziario che ha scosso la città di Lecce.

Davanti al giudice Giovanni Gallo, firmatario dell’ordinanza di custodia cautelare (chiesta dai pubblici ministeri Roberta Licci e Massimiliano Carducci), si sono presentati (assistiti dagli avvocati Giancarlo Dei Lazzaretti, Pantaleo Cannoletta e Giuseppe Presicce), i leccesi Umberto Nicoletti, di 41 anni, (condannato in via definitiva per aver fatto parte della Sacra Corona Unita) e Andrea Santoro, di 27. Entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, ma hanno rilasciato dichiarazioni spontanee per respingere i reati di tentata violenza privata e lesioni aggravate, con l’aggravante del metodo mafioso, che ha aperto le porte del carcere al primo, mentre il secondo, per il quale erano stati disposti i domiciliari, dietro le sbarre si trovava già per fatti di droga. Per il gip non è stato invece possibile ascoltare Nicola Pinto, 31 anni, di Lecce, anche lui destinatario della misura in carcere, che è al momento irreperibile.

Secondo l’accusa, i tre uomini con altri due non identificati avrebbero teso un vero e proprio “agguato” all’uomo che denunciò gli abusi, in casa del padre di Nicoletti, a Giorgilorio: gli avrebbero dato dell’infame, intimandogli di lasciare la città con la sua famiglia e per essere più convincenti nell’indurlo a ritirare la denuncia, lo avrebbero colpito con violenza, tanto da provocargli un trauma cranico e facciale. All’appuntamento, Pinto e uno degli individui rimasti sconosciuti si sarebbero presentati armati.

Per Nicoletti, invece, non ci fu alcuna violenza, né furono usate armi contro quell’uomo che conosceva per motivi di lavoro. Mai e poi mai avrebbe organizzato un incontro, di cui oltretutto non conosceva le ragioni, in casa del padre, se l’intenzione fosse stata quella di “dare una lezione” al collega. Insomma, si trattò di un incontro chiarificatore, niente di più.

Questa la versione resa dal 41enne dinanzi al giudice. Santoro, invece, ha dichiarato solo di trovarsi lì per caso, essendo amico di Nicoletti, senza aggiungere altro. Gli interrogatori proseguiranno lunedì con l’ascolto di politici e funzionari coinvolti nello scandalo sulla gestione delle case popolari.

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