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Giovedì, 18 Agosto 2022
Cronaca

Interventi per la sicurezza stradale a Lecce, rischia il processo il titolare di una società

Turbata libertà degli incanti e falsità ideologica commessa dal privato: sono queste le accuse per le quali è stato chiesto il rinvio a giudizio del legale rappresentante della “Pissta Group srl” che si aggiudicò la gara

LECCE - Si aggiudicò la gara indetta dal Comune di Lecce, ottenendo così “la concessione del servizio di ripristino delle condizioni di sicurezza stradale e viabilità compromesse a seguito del verificarsi di incidenti stradali”, ma per l’accusa, le attestazioni riportate nell’offerta tecnico economica ritenuta la migliore dalla Commissione giudicatrice erano false. 

Turbata libertà degli incanti e falsità ideologica commessa dal privato: sono queste le accuse per le quali rischia il processo Alessio Procida, 38 anni, residente a Castellato (nella provincia di Teramo), legale rappresentante della “Pissta Group srl”,  finita prima sotto la lente della giustizia amministrativa, poi della Procura, a seguito della denuncia sporta dalla titolare di un’azienda di Roma che aspirava alla stessa concessione.

L’udienza preliminare sarà discussa davanti alla giudice del tribunale di Lecce Alessandra Sermarini, il prossimo 8 luglio, e in quella sede, l’imprenditrice, individuata come parte offesa nel procedimento, potrà costituirsi parte civile con l’avvocato Antonio Bolognese.

In particolare, stando alle indagini svolte dalla guardia di finanza, sotto la guida della sostituta procuratrice Francesca Miglietta, sarebbero state diverse le attestazioni  false che incisero sull’esito della gara, come quelle relative ai dipendenti: “In casi di dispersione di sostanze pericolose rientranti nelle classi ADR l’operatività e la reperibilità h24-365 giorni l’anno di unità operative, che hanno acquisito il certificato di formazione per il patentino ADR e sono organizzati con speciali tute e calzari ignifughi antiacido, maschere facciali con filtri di sicurezza e guanti”, mentre dalle verifiche sarebbe emerso che i dipendenti non avessero conseguito questo patentino, né avessero frequentato corsi di formazione. Non solo.

La società avrebbe dichiarato anche: di avere una centrale operativa, mentre in realtà ci sarebbe stato un dipendente a ricevere la chiamata sull’utenza aziendale e poi sollecitare telefonicamente l’intervento dei colleghi sul luogo del sinistro; di possedere una struttura periferica suddivisa in organizzazione territoriale e strutture operative radiomobili (Sor) e che sarebbero state messe a disposizione nel Comune di Lecce  quattro strutture operative con 10 unità, mentre ne sarebbero state rilevate solo due con altrettante unità; di assicurare per il Comune di Lecce, a tempo pieno, per l’area tecnica amministrativa, 41 unità, mentre dai controlli, sarebbe stato verificato che, dal 2018 al 2021, il numero dei dipendenti era inferiore a dieci; si garantiva inoltre l’integrazione di ulteriore forza lavoro, grazie alla partnership con 19 aziende e invece, secondo gli accertamenti svolti nel settembre dello scorso anno, queste sarebbero state contattate solo, in supporto, in incidenti di notevoli dimensioni. E ancora: di utilizzare mezzi a metano, mentre fino al 12 marzo del 2021, la società avrebbe usato solo due mezzi a gasolio; che le strutture operative fossero dotate di Ipad collegato telematicamente con la centrale operativa, mentre i dipendenti avrebbero utilizzato, per le comunicazioni, il proprio cellulare. Gravi irregolarità, infine, sarebbero state riscontrate, anche per la raccolta differenziata dei rifiuti.

A difendere l’imputato ci penserà l’avvocato Andrea Sambati.

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