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Domenica, 14 Aprile 2024
Cronaca

“Dietro ci sono quelli di Monteroni”. Il potere intimidatorio del clan su commercianti e persino un consigliere

Dopo l’operazione “Labirinto” del 2018 sono mutati organigramma e leadership del clan. Ma è rimasta viva la sua forza prevaricatrice, come testimoniano i numerosi episodi relativi a racket, minacce, danneggiamenti, tentativi di estorsione per debiti di droga e pestaggi

LECCE – Tutto muta: cambiano i vertici e cambia l’organigramma del clan. Resta invece la grande tradizione di famiglia: la furia prevaricatrice e intimidatoria di matrice mafiosa. Un “filo di Arianna”, lungo cinque anni, collega il  blitz del Ros scattato all’alba di oggi all’operazione “Labirinto”. Le misure cautelari contenute nell’ordinanza  - a firma del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Lecce Laura Liguori, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia - scaturiscono da un filone di indagine snodatosi da quello chiuso nel luglio del 2018.

Dopo gli arresti di quell’estate, in cui finì in manette lo stesso capoclan Saulle Politi, nuovi assetti all’interno dell'omonimo gruppo della Sacra Corona Unita si sono infatti resi indispensabili per ristabilire la leadership e i ruoli del sodalizio criminale. Con un punto fermo: la prepotenza e la violenza restano immutate. Lo evidenziano le intercettazioni finite sulle scrivanie della Direzione distrettuale antimafia in questi anni di indagini, condotte dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale.

Numerosi gli episodi relativi alla rciheista di “pizzo” nei confronti di commercianti, infarciti di minacce di morte. Sopraffazione anche nella riscossione dei debiti di droga, così come nella richiesta di “saldo” di prestiti di denaro. E in un caso, persino le ingerenze nell’attività politica del Comune di Porto Cesareo e della giunta in carica nel 2017. In particolare alcuni degli indagati nell’ambito del blitz scattato oggi avrebbero avvicinato un consigliere comunale dell’epoca: il politico aveva preannunciato un’interrogazione sulla questione relativa a un locale e a uno stabilimento del litorale ionico (co-gestiti da alcuni sodali), coinvolti in presunti casi di abusivismo edilizio. 

Dopo “l’intervento” del clan, quell’interrogazione effettivamente non è mai stata presentata. Il consigliere era stato avvicinato e invitato a scendere dalla propria auto da uno degli indagati: “Tie no sai ci simu (tu non lo sai chi siamo, ndr) dietro di me ci sono quelli di Monteroni”. Questo “l’invito” a disinteressarsi agli affari dei locali di Porto Cesareo, a lasciare stare per non incorrere in rappresaglie.

Ma quella forza cieca, violenta del gruppo è stata utilizzata in diverse altre occasioni. Come in quella di un pestaggio ai danni di un uomo sospettato di essere l’autore di un furto in casa degli zii di uno degli indagati, avvenuto anni fa a Monteroni di Lecce. Raggiunto da alcuni sodali, il presunto ladro sarebbe stato picchiato fino a rimediare ferite guaribili in un mese, come constatato dai sanitari del pronto soccorso di Lecce costretti a medicargli un trauma cranico.

L’ordinanza a firma del gip Liguori ha inoltre evidenziato la capacità del gruppo di creare consenso sociale attraverso un “welfare” parallelo e la protezione alternativa offerta al singolo. Per pochi, non per tutti. Una società di noleggio auto di Gallipoli, per esempio, si sarebbe vista rivolgere, oltre alla richiesta estorsiva, anche la minaccia dell’incendio del locale in caso di mancato pagamento. Il tutto con la complicità di uno degli indagati, ritenuti vicino al clan “Padovano” della Città Bella. A dimostrazione che, dopo la storica collaborazione col clan Tornese, l’organizzazione fermata oggi aveva intessuto una fitta rete in “franchising” con altri gruppi.

Promesse di pestaggi e danneggiamenti sarebbero state rivolte anche a un individuo che non aveva saldato il pagamento di un debito di circa 2mila e 500 euro. Idem nei confronti di una delle ditte che gestisce una darsena in una marina dello Ionio. “Allora, il Capitano può dire quello che vuole! Tu ti devi fare i cazzi tuoi! Mo' ci troviamo ora chiariamo una volta per tutte! Io non ho mai parlato con te, sono stato sempre educato. Mo' ci troviamo, chiariamo come stanno le cose poi non dobbiamo parlarne più! Va bene? Dimmi dove stai che vengo a trovarti!”, si legge tra i frammenti di conversazioni intercettate dai dispositivi di uno degli indagati. A certificare il fatto che una capitaneria di porto, così come la presenza delle forze dell’ordine o della magistratura inquirente, per gli affiliati del sodalizio non fossero che rogne. Ostacoli aggirabili di un mondo parallelo. Con leggi proprie.  

L'altro approfondimento: i legami con la cosca di San Luca

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