Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Pulizie delle scuole. La protesta dei dipendenti, il dubbio su Intini in liquidazione

Sono tornati a farsi sentire sotto la prefettura i 400 lavoratori dell'azienda che potrebbe chiudere i battenti. L'occasione è giusta, secondo il sindacato Fsi, per reclamare il pagamento diretto da parte degli istituti scolastici

 

LECCE - Che fine faranno i lavoratori del gruppo Intini Source? Da mesi sul piede di guerra, a causa dei continui ritardi sull’erogazione degli stipendi, i 400 addetti alle pulizie dei plessi scolastici in tutta la provincia, sono alle prese con una novità: la ditta di Noci potrebbe essere in liquidazione. I rumors circolati tra i lavoratori sulla base di quanto hanno trovato scritto in busta paga, vengono confermati dal sindacalista Fsi, Dario Cagnazzo. “Non è una notizia ancora ufficiale, ma questa mattina abbiamo informato i referenti del provveditorato scolastico perché prendessero atto della situazione, decidendo il da farsi”.

Per i dipendenti, che oggi sono tornati a farsi sentire sotto i portoni della Prefettura di Lecce, lamentando la mensilità di settembre, si apre una possibilità (oltre al dubbio di non sapere a chi dovrebbero far riferimento in futuro): il pagamento diretto da parte delle scuole. L’occasione sembra più che adatta per rispolverare il “cavallo di battaglia” della protesta: rompere i passaggi intermedi della catena ministero, istituti scolastici, consorzio Miles e ditta Intini, in cui ciclicamente si “perdevano” i soldi destinati a loro. Ed in cui l’unica certezza rimaneva la liquidazione delle fatture da parte delle scuole.

“Perché mantenere in piedi questo giro di denaro che passa di mano in mano, senza che si riescano a individuare le responsabilità precise?”, chiede il sindacalista. E a chi conviene? “Non ai lavoratori che già guadagnano la modesta cifra di 600 euro”.

Dario Cagnazzo che guida questa battaglia da tempo, punta il dito contro i colleghi confederali, “colpevoli di aver scaricato sui lavoratori la riduzione del 30 percento imposta dal Miur”. Anziché ridurre i passaggi intermedi dal ministero all’utenza finale, spiega lui, i dipendenti hanno accettato una riduzione di ore da 36 a 31 con 5 ore pagate dalla cassa integrazione, nella stagione invernale, e due mesi pieni di ammortizzatori sociali in estate. “La soluzione ottimale rimane quella di chiudere questi carrozzoni vuoti, come il consorzio Miles, che vanno a discapito dei dipendenti”, conclude il sindacalista.

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