Domenica, 20 Giugno 2021
Cronaca

Intrecci mafia e politica, il pg Maruccia: “Comuni troppo deboli”

L'analisi del magistrato sulle vicende che rivelano la forte attenzione dei gruppi criminali verso le amministrazioni pubbliche locali

Maruccia entra durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario.

LECCE - “L'aggressione criminale alle amministrazioni comunali non è tanto l'espressione di una maggiore pericolosità dei clan, quanto, a mio avviso, l'espressione della debolezza dei Comuni, degli esponenti delle classi dirigenti locali, spesso isolate. E' debole il tessuto sociale di solidarietà e di controllo democratico attorno alle istituzioni locali: una situazione che apre varchi facili alle infiltrazioni illecite”. E' questa la conclusione cui è giunto il procuratore generale della Corte d'Appello di Lecce Antonio Maruccia riguardo ai rapporti tra gruppi criminali e le amministrazioni pubbliche locali.

Fresco di carica (si è insediato ieri prendendo così il posto del collega in pensione Giuseppe Vignola), questa mattina il magistrato ha preso la parola all’inaugurazione dell’anno giudiziario, nell’aula magna del Palazzo di giustizia di viale de Pietro, tirando le somme sulle vicende degli attentati ai sindaci e agli amministratori locali avvenute nell'ultimo anno che collocano la Puglia e il nostro distretto ai primi posti della classifica stilata dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul fenomeno: “Sono chiara manifestazione del tentativo di condizionamento della pubblica amministrazione”. Al riguardo, ci sono diverse indagini che riguardano Lecce, Squinzano, Gallipoli, Acquarica del Capo e Parabita, sfociate nell'arresto del vicesindaco, ma anche Taranto e Brindisi, in particolare a Cellino San Marco.

Secondo il numero uno della Procura generale, davanti alla scarsa collaborazione delle vittime, occorre pensare a un rafforzamento e a un affinamento delle tecniche di indagine, utilizzando le migliori intelligenze investigative e gli strumenti tecnici più moderni. Ma è necessaria anche la fiducia dei cittadini, non necessariamente del loro consenso, e delle istituzioni. Solo così, la pubblica amministrazione può essere tutelata dalle infiltrazioni illecite, si tratti di corruzione o mafia.

“A tutti noi sarà richiesta competenza, preparazione e autorevolezza professionale per affrontare i compiti nuovi di tutela intelligente dei diritti che lo sviluppo della società moderna ci pone in modo problematico e – talvolta drammatico – dall'ambiente all'economia, dal contrasto alle mafie e alla corruzione”. Quello lanciato dal neo procuratore è un messaggio di coraggio, speranza e fiducia: “Ci riusciremo. L'abbiamo saputo fare quando abbiamo tutelato l'ambiente maltrattato e svenduto, quando abbiamo difeso i diritti del lavoro, quando abbiamo garantito le libertà e la sicurezza dei cittadini dall'aggressione della criminalità organizzata, quando abbiamo sconfitto il radicamento delle mafie”.

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