Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca Presicce

Investì un vigile del fuoco, ex marito della sua compagna: imputato un 35enne

Antonio Basile ha chiesto e ottenuto di essere giudicato col rito abbreviato per l’episodio avvenuto il 27 novembre del 2020 a Presicce-Acquarica. Nel processo che si discuterà il 15 novembre, è contestata l’accusa di tentato omicidio

PRESICCE/ACQUARICA - Si aprirà il 15 novembre il processo nei riguardi di Antonio Basile, operaio di 35 anni, residente a Ugento ma domiciliato a Presicce-Acquarica, che il 27 novembre del 2020, investì nei pressi dell’abitazione dei suoi familiari, l’ex marito della compagna, un vigile del fuoco di 38 anni, in servizio al Comando di Lecce.

L’imputato dovrà rispondere di tentato omicidio davanti alla giudice Simona Panzera che nei giorni scorsi ha accolto la sua richiesta (avanzata attraverso gli avvocati difensori Luigi Rella e Francesco Stocco) di essere giudicato col rito abbreviato.

Subito dopo l’investimento che costò alla vittima l’amputazione dell’arto inferiore destro, Basile finì ai domiciliari con l’accusa di lesioni personali gravissime che, nel corso delle indagini, fu “appesantita” dal gip Marcello Rizzo in quella di tentato omicidio.

Durante l’interrogatorio di convalida, il 35enne si difese, raccontando di aver agito per rabbia nei riguardi dell’uomo che, a suo dire, avrebbe tormentato per anni la donna con cui aveva una relazione e che riteneva pericoloso e violento, anche perché sapeva fosse in possesso di un’arma. Una pistola, in effetti, fu trovata dai carabinieri sul luogo del delitto, ma risultò essere una scacciacani che, secondo quanto riscontrato dagli inquirenti, sarebbe stata utilizzata proprio dall’aggressore contro la vittima, quando oramai si ritrovava a terra, impossibilitata a rialzarsi perché era rimasta imprigionata tra il furgone e un’auto vicina. Basile, sceso dal mezzo, avrebbe colpito ripetutamente il malcapitato prima con il calcio della pistola, poi con una roncola, provocandogli ferite al cranio e all’orecchio, continuando a inveire contro di lui, fino a quando fu bloccato da un testimone.

Stando alla versione dell’imputato, quel giorno, avrebbe avuto l’ennesima discussione telefonica con il  “rivale” che l’avrebbe invitato a presentarsi in casa dei suoi familiari per un confronto faccia a faccia; giunto sul posto, l’avrebbe visto sbraitare con le mani alzate contro lo zio e il padre e avrebbe perso la lucidità, travolgendolo con il furgone.

Ma, all’esito del confronto, il giudice Rizzo convalidò l’arresto, ritenendo che il gesto fosse comunque sproporzionato al presunto pericolo e che Basile fosse una persona incapace di mettere a freno i propri istinti violenti e dotata di un’indole aggressiva e istintiva.

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