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Lunedì, 20 Maggio 2024
Base operativa a Frascati

Investimenti in criptovalute non autorizzati: nei guai anche due salentini

Nell’operazione su scala nazionale condotta dalla guardia di finanza e dalla procura di Velletri denunciati ventuno soggetti. Individuati e sequestrati oltre 776 milioni di valute digitali aventi un controvalore di circa 63 milioni di euro

ROMA/LECCE – Ci sono anche due salentini, anche se con imputazioni marginali, tra le persone finite nella rete dell’operazione su scala nazionale condotta dai militari della guardia di finanza a seguito delle indagini coordinate dalla procura di Velletri.    

I finanzieri del comando provinciale di Roma e del Nucleo speciale tutela privacy e frodi tecnologiche della Capitale hanno infatti individuato e sequestrato oltre 776 milioni di criptovalute aventi un controvalore di circa 63 milioni di euro, per le ipotesi di reato di associazione a delinquere finalizzata all’esercizio abusivo dell’attività finanziaria.

Il sequestro si inquadra nell’ambito di complesse indagini svolte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria delle fiamme gialle di Roma che, con l’ausilio anche dei comandi territoriali, hanno consentito di individuare 21 soggetti (15 dei quali destinatari di decreto di giudizio immediato fissato per il 20 maggio) e tra questi anche i due salentini, ai quali però, come chiarito dal loro legale Giuseppe Fornari, non è contestata alcuna maxi-associazione e non è stato compiuto alcun sequestro essendo il loro ruolo ritenuto marginale. 

Il gruppo indiziato aveva base operativa a Frascati, e operava su tutto il territorio nazionale e avrebbe utilizzato i social network e piattaforme on line prive delle prescritte autorizzazioni di legge, per promuovere investimenti in cripto valute.

Gli investimenti proposti, nella prospettiva di “arruolare” nuovi investitori e attrarre capitali sempre maggiori, prevedevano rendimenti alti a cadenza settimanale.

Attraverso le attività investigative sono stati raccolti rilevanti elementi indiziari in ordine al coinvolgimento di una società italiana che, operando abusivamente sul mercato, avrebbe creato una moneta digitale, offerta quale forma di investimento attraverso il proprio sito web. Nei suoi confronti, è stato eseguito il sequestro di oltre 776 milioni di cripto monete, aventi un controvalore di circa 63 milioni di euro.

Uno degli indagati è stato fermato appena in tempo, presso lo scalo aeroportuale di Fiumicino, poco prima che si imbarcasse su un volo diretto in Polonia. Ulteriori indagini sono in corso.  

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