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Istigò un chierichetto a rubare le offerte? Assolta l’ex collaboratrice del parroco

Caduta l’accusa di circonvenzione di incapace nel processo che vedeva sott’accusa una 61enne di Campi Salentina, mossa in merito al furto avvenuto in chiesa il 7 aprile del 2019

CAMPI SALENTINA – Si è chiusa con un’assoluzione la vicenda giudiziaria che vedeva sott’accusa una 61enne di Campi Salentina per un furto nella chiesa dove svolgeva mansioni per il parroco. Era finita al banco degli imputati anche per circonvenzione di incapace, perché per impossessarsi delle offerte lasciate dai fedeli, subito dopo la celebrazione della messa, si sarebbe avvalsa di un giovane chierichetto, al quale avrebbe promesso in cambio della sua disponibilità a rubare metà della refurtiva racimolata da portare con sé in gita scolastica.

La scena fu ripresa dalle telecamere nascoste in chiesa e finì sotto la lente dei carabinieri che svolsero le indagini, nell’ambito dell’inchiesta di cui era titolare il pubblico ministero Paola Guglielmi, scoprendo così che dietro l’ammanco, ci fosse proprio la collaboratrice del parroco.

Di questo episodio, avvenuto il 7 aprile del 2019, a Campi Salentina, la donna rispondeva nel processo che si è celebrato ieri col rito abbreviato davanti al giudice Cinzia Vergine e che si è concluso con la sua assoluzione “perché il fatto non sussiste”, in ordine al reato di circonvenzione d’incapace, e per mancanza di querela riguardo al reato di furto che, da quello in abitazione, contestato inizialmente, è stato riqualificato in “semplice”, essendo la chiesa un luogo di culto aperto al pubblico.

Durante l’udienza preliminare, discussa lo scorso 23 febbraio, l’imputata, assistita dall’avvocato Vincenzo Del Prete, aveva chiesto di essere giudicata col rito speciale e si erano costituiti parte civile sia i genitori del ragazzo e che il parroco. Quest’ultimo, però, ieri, in apertura del processo, attraverso il nuovo difensore, l’avvocato Francesco Vergine, aveva revocato la costituzione come atto di perdono nei riguardi della donna con cui aveva lavorato fianco a fianco.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro trenta giorni.

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