Cronaca

Italia Nostra: "La Soprintendenza resti, ma potenziata"

La sezione Sud Salento della storica associazione prende posizione sull'ipotesi di accorpamento alla sede di Bari ma avverte: "La presenza in loco non è di per sé garanzia di tutela del paesaggio"

Tecnici della Sopraintendenza di Lecce di recente al lavoro sulla facciata di Palazzo dei Celestini.

LECCE - L'affaire Soprintendenza resiste alla prima vera ondata di caldo. Con la presa di posizione della Regione Puglia, che con l'assessore alla Qualità del territorio, Angela Barbanente, ha ribadito la necessità di mantenere operativa la sede leccese, si è completato il mosaico della mobilitazione istituzionale. L'obiettivo è sottrarsi alla scure dei tagli del governo nazionale che hanno imposto al ministero per i Beni culturali, uno dei dicasteri più colpiti, una riorganizzazione di tutta la struttura decentrata sul territorio nazionale.

La questione è arrivata anche sui banchi del Senato, con l'interrogazione rivolta da Cosimo Gallo, del Pdl, al ministro Galan, collega di partito. C'è una sostanziale unanimità sul fronte istutuzionale nel ritenere il patrimonio artistico, architettonico e culturale di Lecce e del Salento, meritevole di una Soprintendenza in loco. Ma sul fronte dell'attivismo ambientalista invece, ci sono posizioni molto critiche, come ad esempio quella del Forum Ambiente e Salute e del Coordinamento civico per la tutela del territorio, realtà associative che hanno bocciato senza appello l'operato dell'ente (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=28483)

Di certo, da quando la Soprintendenza di Lecce è stata istituita, nel 2004, non è andato tutto per il verso giusto. Lo pensa anche la sezione Sud Salento di Italia Nostra, una delle associazioni maggiormente impegnate nella tutela dei beni del nostro paese, che rivendica la difese della localizzazione su Lecce ma non risparima alcune considerazioni critiche.

"L'attività della Soprintendenza di Lecce - scrive il presidente Marcello Seclì - è risultata sicuramente importante, non solo nell'ambito delle normali attività di autorizzazione, ma anche nel campo degli interventi di recupero di molte testimonianze architettoniche, nell'analisi e nella divulgazione del nostro patrimonio." Fatta questa premessa, è la volta delle ombre. "È un dato oggettivo, infatti, che le carenze di organico, oltre che la presenza di dirigenti operativi presso la sede di Lecce a tempo parziale (in quanto affidati anche ad altri incarichi), non siano condizioni che facilitano il pieno raggiungimento degli obiettivi perseguiti".

Una delle conseguenze di questa efficienza a singhiozzo sarebbe stata palese, secondo Italia Nostra, soprattutto in alcuni settori. "Nell'ambito della tutela del paesaggio, ad esempio, la presenza e l'operatività della Soprintendenza del Salento non è stata di per sé strumento sufficiente ad evitare molti scempi - verificatisi proprio in questi ultimi anni - soprattutto sul fronte dell'invasione dell'eolico e fotovoltaico e della cementificazione del territorio". "Possiamo ricordare - aggiunge Seclì - anche la vicenda relativa all'intervento sulla chiesa rupestre di Cursi, quella del restauro di Torre Minervino, o quella, più recente, della lottizzazione del Comparto 13 in Santa Cesarea Terme: vicende certamente eloquenti per evidenziare i gravi limiti di qualche settore operativo della Soprintendenza salentina".

Insomma, la battaglia per il mantenimento della sopraintendenza non può essere intesa a livello conservativo, ma bisognerebbe cogliere l'occasione per potenziare i servizi e razionalizzare la gestione. Questo duplice obiettivo si potrebbe raggiungere riaffidando alla sede di Lecce "le competenze sui beni artistici e demo-etno-antropologici (da qualche anno revocate)"; contrastando la probabile soppressione del Centro operativo di Lecce della Soprintendenza per i beni archeologici (ufficio decentrato della Soprintendenza di Taranto) che, ad oltre trent'anni dalla sua istituzione e nelle attuali precarie condizioni logistiche ed operative, dovrebbe essere meglio strutturato, anche in ragione delle numerosissime emergenze archeologiche presenti in provincia di Lecce; Identificando "un responsabile a tempo pieno per la Direzione della Soprintendenza di Lecce".

"Tutto ciò - conclude Seclì - è ancor più logico proprio oggi che la Soprintendenza del Salento ha trovato la propria sede definitiva in un edificio prestigioso, l'ex Ospedale dello Spirito Santo". Per passare dalle parole ai fatti, Italia Nostra propone l'istituzione di un tavolo permanente, magari presso la Provincia di Lecce, con tutti i soggetti interessati nel nome di una "battaglia di civiltà" per la quale ogni territorio ha il diritto di veder garantito dallo Stato il proprio patrimonio culturale ed ambientale.

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