"Italiano del c...? Io non ho mai detto quella frase"

Si torna a parlare dell'episodio di via Taranto, dopo la scazzottata fra cameriere di Monteroni e cuoco cingalese al di fuori di una pizzeria. Il cuoco sostiene di non aver usato frasi così pesanti

La qustura di Lecce.
Cos'è successo veramente quella notte, in via Taranto, fra il cuoco 31enne dello Sri Lanka ed il cameriere 43enne di Monteroni di Lecce? Il cingalese, in Italia da 8 anni, con regolare permesso di soggiorno e assunto presso la pizzeria all'interno della quale è sorto "attrito" tra i due, degenerato in una scazzottata, tiene a precisare un fatto, in particolare, e cioè che quella frase, "Sei un italiano del c…, a te non devo dare nessuna spiegazione, sei l'ultimo arrivato" non sarebbe stata pronunciata. A spiegarlo è l'avvocato difensore dell'uomo, Giuseppe Calogiuri. Una frase, in realtà, o forse uno scambio di battute, ci sarebbe stato. Ma non avrebbe assunto quella sfumatura così "alta", secondo il cingalese; piuttosto, riferisce il legale, sarebbe qualcosa di più simile ad un invito al cameriere, fratello della titolare, a contenere i toni, perché intorno c'erano ancora clienti.

Quali toni? Il 43enne, che risulta indagato per lesioni personali, agli agenti di polizia della sezione volanti, giunti intorno all'1,30 del 26 agosto scorso, su richiesta dello stesso cingalese, ha in effetti dichiarato di aver ripreso il cuoco perché, a suo giudizio, oltre a sprecare alimenti, avrebbe continuato a sbagliare gli ordinativi delle pietanze da servire in tavola. Per questo l'avrebbe richiamato ad una maggiore responsabilità. A quel punto, sempre secondo la dichiarazione resa dall'uomo di Monteroni, sarebbe partita quella pesante offesa che il cingalese, a sua volta, nega assolutamente di aver proferito, almeno con quei modi e quelle parole. Da lì, le botte in strada. Sulla base delle ricostruzioni successive, operate dagli agenti, il cingalese sarebbe stato colpito con calci e pugni, fin fuori del locale, una baraonda fermata solo grazie al provvidenziale intervento di alcuni passanti.
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Lasciato il luogo in auto, il 43enne è stato poi fermato dalla polizia, che quella notte stessa l'ha condotto in questura. Qui, dove è giunto con gli abiti ancora sporchi di sangue, e dove gli è stata notificata la denuncia a piede libero, ha fornito la sua versione, sostenendo oltretutto (fatto anche questo oggetto di valutazione) di essere stato colpito dal cingalese con un casco da motociclista. Visitato in ospedale, si è constatato come avesse una forte contusione ad un braccio, giudicata guaribile in 15 giorni. Un po' più gravi le lesioni dell'extracomunitario: 20 giorni la prognosi (ferita lacero contusa sul sopracciglio destro e sul labbro superiore). Gli investigatori stanno ora tentando di accertare anche e soprattutto ulteriori contingenze, che non sarebbero ancora emerse pubblicamente, e che potrebbero essere la chiave di tutto. Il cingalese, d'altronde, quella stessa notte aveva dichiarato ai poliziotti di essere stato apostrofato come "incapace". E l'intera vicenda, soprattutto alla luce di quella presunta frase, "italiano del c..." ha assunto ampio risalto mediatico.

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