Cronaca

L'analisi della Dia: la Scu è in fase di stallo, ma l'attenzione rimane alta

Nella consueta relazione pubblicata dalla Dia per il secondo semestre del 2016, l'analisi sullo stato della quarta mafia pugliese

Il vice questore Carla Durante.

LECCE – “La continua e incisiva attività preventiva e repressiva nei confronti dei gruppi criminali della provincia ha gradualmente ridimensionato la compagine originaria di quella che era storicamente nota come Sacra corona unita, ormai priva di caratteri unitari e verticistici”. E’ questa l’analisi che la Direzione investigativa antimafia fa nella relazione relativa al secondo semestre del 2016. Un’analisi come sempre puntuale e ad ampio raggio, grazie al lavoro della sezione operativa di Lecce, guidata dal vice questore aggiunto Carla Durante, dirigente con una lunga esperienza nella lotta alla criminalità organizzata e una lunga serie di successi.

“Tali gruppi, specie nel capoluogo – si legge nella relazione –, sembrano aver in parte perso la forza di un tempo e ciò a causa, da un lato, della prolungata mancanza di un capo autorevole ed aggregante, capace di assumere il comando dei numerosi e scomposti sodalizi esistenti; dall’altro, delle dichiarazioni rese dai numerosi collaboratori di giustizia che hanno fatto luce sulla fisionomia e sui nuovi assetti criminali. Nella città di Lecce, in particolare, la situazione della criminalità organizzata appare in fase di stallo e carente di uno stabile equilibrio”.

La Dia evidenzia la presenza di “una molteplicità di gruppi autonomi che, per scongiurare ulteriori azioni repressive, starebbero mantenendo un basso profilo. A differenza del capoluogo, la situazione nella provincia presenta maggiori criticità anche per la presenza di giovani affiliati in rapida ascesa, propensi a ricorrere all’uso delle armi per regolare i conflitti, anche di natura interna ai gruppi”.

Zona di particolare attenzione quella di Surbo, dove la Dia ha provveduto al sequestro di diversi beni mobili e immobili e disponibilità finanziarie, per un valore complessivo di oltre 300 mila euro, nei confronti di un pluripregiudicato, e un secondo sequestro a dicembre per un valore superiore ad 1,6 milioni di euro. Ai settembre la Guardia di finanza ha eseguito, nell’ambito dell’operazione “Oceano”, un’ordinanza di custodia cautelare a carico di 18 soggetti (sette italiani e undici albanesi) che avevano organizzato un vasto traffico di droga, trasportata dall’Albania e destinata principalmente nel Salento (Lecce, Brindisi e Taranto).

A capo dell’organizzazione, che aveva a disposizione anche diverse armi, vi erano due albanesi che si occupavano dell’approvvigionamento della droga in Albania, del trasporto via mare, dell’occultamento e del taglio della sostanza stupefacente. Gli italiani si adoperavano per individuare nel territorio salentino abitazioni da adibire a basi/rifugio per i consociati albanesi, per procurare utenze di telefonia “sicure”, per spacciare al dettaglio - versando i ricavi ai capi e promotori dell’associazione - nonché per “recuperare i crediti” anche facendo ricorso alla violenza.

A dicembre è scattata l’operazione “Federico II” della Dia di Lecce, con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare - tra la province di Lecce, Prato e Sassari - nei confronti di 21 soggetti. Gli stessi avrebbero fatto parte di un’associazione di tipo mafioso che aveva assunto una posizione di primo piano nella gestione e nel controllo del traffico di sostanze stupefacenti, dell’usura e delle estorsioni, anche attraverso l’imposizione dei servizi di guardiania e di vigilanza ai cantieri o agli esercizi commerciali. Più nel dettaglio, i soggetti coinvolti appartenevano a due distinti gruppi criminali: uno facente capo ad un salentino; l’altro ad un albanese, attivo nell’importazione dall’Albania di ingenti quantitativi di eroina.

Mafia in Puglia e Basilicata, la relazione: Criminalità pugliese e lucana

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