Mercoledì, 29 Settembre 2021
Cronaca

L'Aquila: il dramma del sisma negli occhi dei testimoni

Il racconto di un vigile del fuoco leccese, per telefono, dal centro storico del capoluogo abruzzese, chiuso e pericolante. "Abbiamo recuperato diversi cadaveri. Le scosse continuano e anche i crolli"

E' una Pasqua inevitabilmente sottotono, da dedicare alla meditazione. Certo, la vita continua, nei gesti di ogni giorno, anche nelle ore da riservare ad un poco di relax, per quanto possibile, sebbene nei portafogli ci siano più ragnatele che soldi, per la crisi che incombe. E in fin dei conti è anche giusto che sia così, la giostra del mondo deve continuare a girare. Ma il dramma di quell'Abruzzo, roccia sgretolata nel cuore d'Italia sotto l'onda di un terremoto devastante, scuote le coscienze e resta impresso negli occhi attraverso i fotogrammi che scorrono a getto continuo sulle reti televisive. Le piccole bare bianche pietosamente posate accanto a quelle delle mamme, i palazzi venuti giù come castelli di sabbia sotto la risacca, le immagini di uomini e donne travolti da un dolore tanto più grande, per quanto composto, perché indecifrabile è il disegno della natura, sono già parte della memoria storica di una nazione, nel momento stesso in cui le telecamere colgono un particolare, si soffermano su qualche dettaglio.

Oggi l'Abruzzo siamo tutti noi, da Lampedusa ad Aosta. E l'Italia dei campanili si ritrova improvvisamente unificata come non è riuscita fare neanche la nazionale campione del mondo. Forse perché è nella tragedia, più che nel trionfo, che ogni essere umano trova il tempo di guardarsi dentro e riscoprirsi fratello dell'altro. In tanti hanno deciso di andare incontro alle popolazioni colpite. Molti i volontari, le sezioni della protezione civile, i vigili del fuoco, i medici e gli infermieri partiti anche dal Salento verso L'Aquila, in questi giorni. Altri ne arriveranno ancora, in una logica di alternanza senza soluzione di continuità, e per tutto il tempo che sarà necessario. Ogni comune della provincia di Lecce, in quell'immensa catena umana che s'è formata quasi dal nulla in poche ore e che ha avvolto tutto il Paese in un sentimento di solidarietà diffuso e sincero, ha raccolto viveri, coperte, abiti, anche libri. Perché c'è bisogno di tutto, persino delle cose alle quali meno si possa pensa in momenti simili. La vita deve continuare anche lì, in Abruzzo, nelle tendopoli di fortuna. Ci sono scuole e bambini che hanno ancora voglia di imparare e giocare. Sono loro le prime vittime, perché un destino assurdo li ha privati in un istante del diritto all'infanzia serena. I segni del trauma resteranno impressi per sempre nelle loro menti, in questo momento così ricettive.

Abbiamo sentito telefonicamente un vigile del fuoco di Lecce, Giancarlo Capoccia, 39enne, responsabile del centro di documentazione dei "caschi rossi" del comando provinciale di viale Grassi. Le foto che ha spedito dall'Abruzzo non hanno bisogno di commenti. Parlano da sole di morte e distruzione. Nelle case implose, ridotte a cumuli di pietrisco, spuntano quasi timidamente oggetti quotidiani, una busta della spesa, un materasso, un giocattolo: sono i simboli di sogni spezzati in un secondo, quelli di persone come noi, che hanno perso tutto e alle quali non resta che la propria dignità. "Siamo 2mila e 500 vigili del fuoco, giunti da tutta Italia, con mille e 26 mezzi", racconta. "Al momento siamo in diciotto, da Lecce, divisi in due squadre da nove uomini". Giancarlo parla proprio dal cuore de L'Aquila, il suo centro storico, sventrato e interdetto a chiunque non sia un addetto ai lavori. "Immaginate il borgo antico di Lecce, tutto chiuso a partire dalle sue porte, ridotto in polvere e pietre", spiega, cercando di rendere un'idea di quale sia lo scenario in cui si trova immerso. Tutto è pericolante, e ogni tanto viene giù un cornicione. Ci si deve muovere con destrezza e cautela estrema. "Un collega di Roma è finito in ospedale, con diverse fratture", ricorda.


Rischiano la loro vita per salvare altre vite. Ogni anno il mondo commemora i pompieri di New York, che l'11 settembre del 2001 ebbero il coraggio, nella loro missione, di infilarsi nel World Trade Center trasformato in torri di fuoco e acciaio fuso. Ma anche noi abbiamo i nostri eroi. Entrano nei cunicoli, si arrampicano sugli scheletri di palazzine che potrebbero cadere a terra da un momento all'altro, estraggono persone rimaste schiacciate, purtroppo spesso già morte. "Le scosse di assestamento sono continue - spiega -, la situazione è molto delicata e dovunque cadono calcinacci. Ieri abbiamo finito il recupero dei dispersi. Noi di Lecce abbiamo tirato fuori gli ultimi tre corpi dalla casa dello studente, ed un 17enne morto nel centro storico. Ora stiamo prelevando i beni rimasti nelle abitazioni. Accompagniamo le persone davanti a quello che è rimasto delle loro case, cerchiamo i loro soldi, i loro abiti, tutto quello che è possibile riprendere, per riconsegnarlo nelle loro mani. Proprio ieri abbiamo anche recuperato i libri e gli oggetti intimi di una ragazza di Casarano, che studiava qui, all'università". Martedì, dal comando provinciale di Lecce, giungeranno in Abruzzo altri diciotto vigili del fuoco e faranno il cambio con le due squadre presenti. "Ci sono anche nostri funzionari, ingegneri e architetti il cui compito, nei prossimi giorni, sarà quello di verificare con i colleghi di tutta Italia, 85 in tutto, la staticità degli edifici rimasti in piedi nel centro", spiega Giancarlo. Lui con i suoi colleghi torneranno dunque presto a Lecce. Altri ne arriveranno al posto loro. L'orrore non è ancora finito. E la ricostruzione, per ora, è solo una promessa.

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