L'ennesima sentenza: se la multa fa il giro d'Italia non ha alcun valore

Un trasgressore verbalizzato dalla polizia locale di Lecce, ma la multa gli è stata recapitata a casa dall'ufficio postale di Bologna. E la questione è illegittima Nonostante la giurisprudenza si sia espressa già molte volte sull'argomento, il perverso meccanismo continua ad andare avanti

LECCE – Altro giro, altra multa. Annullata. La storia è sempre la stessa ma val bene rinfrescarla di tanto in tanto con qualche recente sentenza. E questo perché forse ancora non tutti sanno, nonostante i tanti articoli sull’argomento usciti nel tempo, che una multa stilata dal comando di polizia locale, se spedita da fuori zona, è da ritenersi carta straccia. A ricordarlo per l’ennesima volta è il giudice di pace Silvano Trane.

La sentenza è stata depositata alcuni giorni addietro. E’ stato accolto, dunque, il ricorso proposto da un automobilista contro un verbale per violazione del codice della strada. E non tanto per l’infrazione in sé, appunto, avvenuta a Lecce (magari pure incontestabile), ma per via del modo con cui è stata recapitata: è pervenuta dall’ufficio postale di Bologna. E quindi, fosse anche il verbale più sacrosanto della storia del Codice della strada, la multa è da ritenersi nulla.  

Orbene, più sentenze di giudici di pace hanno già ripetuto da molto tempo che la notifica debba essere eseguita dall’ufficiale giudiziario del luogo in cui ha residenza il trasgressore. La Cassazione, poi, nel 2006, ha stabilito che non si possano concedere a società terze servizi di notifiche delle sanzioni. Eppure tutto questo meccanismo continua ad andare avanti.

Il ricorrente, assistito dall’avvocato Alfredo Matranga, ha quindi evidenziato come detto la violazione delle norme sulle modalità di notifica dei verbali previste dall’articolo 201, comma 3, del Codice della strada. La notifica, stabilisce la norma, deve essere eseguita o tramite gli organi indicati nell’articolo 12 (sostanzialmente le forze dell’ordine o comunque tutti i pubblici ufficiali che abbiano titolo per l’espletamento dei servizi di polizia stradale), o dai messi comunali o da un funzionario dell’amministrazione che abbia accertato la violazione. Questo può avvenire anche via posta, chiaramente, ma sempre e comunque in modo diretto da parte di un funzionario con pieno titolo per farlo.

Con la sentenza il giudice di pace di Lecce, dopo aver accertato che la notifica dei verbali risulterebbe effettuata dalla polizia locale Lecce, nella persona del comandante Donato Zacheo, ma tramite l’ufficio postale di Bologna Cmp, ha rilevato come “in assenza di specificazioni sulle modalità di notifica, il cui onere incombeva sull’ente resistente – altro non può significare che gli stessi siano stati notificati o da appartenente all’organo accertatore al di fuori del proprio ambito territoriale di competenza oppure, molto più verosimilmente, da parte di società privata a cui il Comune di Lecce ha appaltato il relativo servizio”.

Quale che sia la verità, come si legge ancora nella sentenza, “ad ogni buon conto, nell’uno o nell’altro caso la notifica è inesistente o perché eseguita da appartenente all’organo accertatore al di fuori del proprio ambito territoriale di competenza (la richiesta di notifica andava effettuata presso l’ufficio postale di Lecce, che poi l’avrebbe evasa secondo la sua organizzazione interna) o perché eseguita da soggetto privato, privo dei poteri per procedere alla notificazione di verbali di accertamento e contestazioni di violazioni del Codice della strada”. 

Nel caso in questione si deve ritenere che le funzioni di notificatore siano state poste da un “soggetto sconosciuto”. Vale a dire che non è veritiera la circostanza che sia stata eseguita dal comandante, il colonnello Donato Zacheo, “la cui sottoscrizione è apposta con il sistema della digitalizzazione e che, per la notoria mole di notifiche di violazioni dal Cpm di Bologna, dovrebbe trovarsi in tale città quasi quotidianamente”.

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In parole povere accade questo: la polizia locale eleva una multa, i dati finiscono in mano a una società con sede fuori dal capoluogo salentino, la firma del comandante è apposta in maniera digitale sul verbale e questo viene poi recapitato al trasgressore. Da Lecce a Bologna e da Bologna a Lecce. Un bell’inutile giro d’Italia. E secondo l’avvocato Matranga “dopo quest’ennesima sentenza che conferma la nullità dei verbali notificati da una società privata, una nuova tegola potrebbe abbattersi su Palazzo Carafa”. Che già non dorme sonni tranquilli, viste le casse vuote. 

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