L'immagine della strafottenza: la "cartolina da Lecce" fa il giro dei social

Da questa mattina, su Facebook e Whatsapp, è in circolazione una foto che ritrae una persona tranquillamente appollaiata in via Braccio Martello per scaricare un bisognino. E c'è poco da ridere. L'ennesima immagine di un territorio in cui pullulano e si moltiplicano esempi di malcostume

LECCE - Ilarità, sdegno, rabbia, disgusto, incredulità. Di fronte a un’immagine del genere, il ventaglio di “faccine” è vasto. La foto sta eseguendo da questa mattina la sua stravagante danza sui social. Andrà avanti così per giorni, fin quando non si esaurirà del tutto l’effetto sorpresa. Termineranno, alla fine, anche le umane reazioni e rimarrà solo il ricordo dell’ennesimo piccolo sfregio a una città, una terra in genere, sempre meno elegante e colta, sempre più appiattita in quella globalizzazione dei cattivi costumi che non la rende diversa da molti altri angoli di mondo. 

L’immagine, mi dicono, è balzata all’improvviso sulla bacheca di un giovane professionista, ed è diventata subito virale. La “seduta di gabinetto” in via Braccio Martello di una persona appollaiata fra automobili in sosta e campana della raccolta differenziata del vetro, davanti alla Galleria Mazzini, avrà probabilmente già varcato gli oceani prima ancora che iniziassi soltanto a pensare di poterci intessere sopra due righe.

Portento della Rete.

Molti hanno cominciato a palleggiarsi la foto, ovviamente, anche sui gruppi di Whatsapp ed è così che ha raggiunto anche me, tramite una chat di amici. Per fortuna avevo già fatto colazione all’alba, quindi non mi si è bloccata la digestione.

In realtà, più che repulsione, ho provato amarezza. Non so se ci sia un’emoticon che esprima bene l’amarezza. Forse è anche per questo che m’è scappata, semplicemente, un’imprecazione.

Lecce ha perso molto del suo fascino antico, negli ultimi anni.  

Una foto, dirà qualcuno, non significa nulla. In fin dei conti è solo una goccia. Già, una goccia di pipì, ma in un mare di pupù. Il problema è che non è la prima e non sarà l’ultima. Ed è, anzi, destinata a entrare di diritto nell’immenso mosaico di altre centinaia, forse migliaia di foto che ogni giorno popolano la rete e stanno diventando specchio di una terra che ha smesso da molto tempo di amare se stessa. Non ancora una latrina a cielo aperto, come potrebbe inconsciamente suggerire questo scatto, ma di questo passo la strada è quella giusta. 

Spieghiamoci. Visto che il tempo non è buono per le gite fuori porta e che molti saranno rimasti a casa, propongo ai lettori una bella passeggiata virtuale domenicale nello spazio sottostante, quello in cui utenti iscritti su LeccePrima quasi ogni giorno postano segnalazioni che hanno qualcosa di deprimente.

Abbiamo per voi un’aberrante collezione della sporcizia in ogni forma in cui sguazzano città e provincia, che è semplicemente un riflesso della pochezza morale. Passatemelo, anche se il concetto è un po’ forte. Ma non saprei quali giri di parole usare per definire un tratto di spiaggia o una pineta divorati dall’immondizia. E quindi dall’umana stupidità.

Ed ecco distese di rifiuti a formare chilometriche discariche abusive che violentano i dolci paesaggi della campagna salentina, sacchetti abbandonati ovunque, ma anche marciapiedi sconnessi che sembrano angoli di nazioni in guerra e costantemente sotto bombardamento, scritte indelebili sui muri dei vicoli più caratteristici e sulle facciate dei monumenti. E non si può comunque pensare di scaricare sempre e solo le colpe su scarsità di controllo e, volte, sull'approssimazione e la lentezza degli interventi risolutori. Il guaio è sempre a monte, in un'inciviltà diffusa in cui è sempre più difficile riconoscersi. Vorremmo urlare al mondo che non è questa la carta d'identità del Salento, ma troppi fatti parlano in modo diverso. 

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La “evocativa” immagine di deiezioni a due passi da piazza Mazzini, poi, non è tanto dissimile da quelle foto circolate quest’estate che immortalavano torme di giovani stremati da notti folli, addormentati sui cordoli o nei parcheggi di Gallipoli, in mezzo a bottiglie di birra vuote, e fa comunque il paio con certi angoli del centro storico di Lecce che puzzano da un miglio, perché diventati luogo prediletto per scaricarsi, specie il sabato notte. Ed ecco a voi, allora, un’altra bella cartolina dai dintorni della capitale del barocco. Un’immagine che pulsa di strafottenza. L'ennesima. 

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