Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca Otranto

L'odissea dei passeggeri del traghetto "Veronica Line"

I 150 passeggeri rimasti ieri a terra sono stati finalmente imbarcati stamattina intorno alle 13. Ma il traghetto Otranto-Valona è giunto nel porto con quattro ore di ritardo

Cosa c'è di meglio di una bella vacanza dopo mesi di duro lavoro? Eppure può succedere di arrivare persino a maledire i giorni di un meritato riposo e di rimpiangere i tempi della scrivania e le ore trascorse in ufficio o in fabbrica. Deve essere stato quello che hanno pensato i 150 passeggeri della "Veronica Line", che, ieri sera, sono rimasti a terra nel porto di Otranto, esclusi dall'imbarco per l'Albania. Il motivo è molto semplice: il traghetto per l'Albania può accogliere un massimo di 436 passeggeri mentre alla partenza si è registrato un esubero di 150 persone.

Scene di caos e di malumore hanno accompagnato quei momenti e sono dovute intervenire le forze dell'ordine per riportare un po' di tranquillità negli animi accesi. Ma volenti o nolenti si resta fermi. Qualche osservatore esterno sorride dicendo che tutta la foga di questa gente per un traghetto perso è inspiegabile: in fondo, tutti nella vita, abbiamo perso un treno, un aereo, un bus. Ma pochi sanno che quel malumore è ben motivato, perché quei 150 passeggeri, in maggioranza albanesi, viaggiano da tre giorni senza una meta, in una vera e propria odissea senza approdo: sono partiti in massa da Ancona verso Bari; da qui hanno raggiunto Brindisi, per imbarcarsi verso l'Albania con un traghetto di linea. Ma arrivati nel capoluogo di provincia hanno trovato un'amara sorpresa: nessun traghetto ad attenderli. Tipico caso "all'italiana", insomma, con tanto di prenotazione bella in vista ed un finale degno di un giallo con un traghetto "fantasma".

La naturale soluzione dello spiacevole inconveniente poteva essere solo Otranto, dove da circa tre mesi, la "Veronica Line" permette di arrivare a Valona e Durazzo in circa tre ore. Ma ad Otranto le prenotazioni erano già esaurite ed i malcapitati si sono dovuti anche sentir ripetere la frase: "Siete in esubero". I 150 passeggeri rimasti a terra, sono stati finalmente imbarcati stamattina intorno alle 13. Una storia davvero incredibile, che ancora una volta riporta all'ordine del giorno il problema della disorganizzazione, che spesso diventa materia impietosa per una cattiva pubblicità al turismo italiano. Risolto con qualche affanno il problema di questi malcapitati, resta, invece, ancora tutto da sciogliere il problema del porto di Otranto, che continua a dimostrarsi impreparato ad ogni emergenza e non solo. Spesso anche la normale amministrazione denota problemi logistici di non facile soluzione. E ormai da diversi giorni il porto sembra divenuto bersaglio di critiche da più parti per i ritardi negli imbarchi, gli ingorghi di vetture che si creano nelle aree di accesso e per la gestione caotica delle imbarcazioni.


Da anni si tesse l'idea di un grande progetto per il porto, ma trascorrono gli anni e le amministrazioni si passano la "patata bollente", senza che si vedano grossi miglioramenti. La stessa "Veronica Line", accolta trionfalmente come la risposta ad un disagio dilagante, visto che qualche anno fa venne chiusa la tratta Otranto-Valona a vantaggio di Brindisi ma allungando drasticamente i tempi del viaggio, mostra tutti i suoi limiti: stamattina, ad esempio, la nave sarebbe dovuta essere in porto alle 8 per poi imbarcare i passeggeri "naufraghi" intorno alle 12; invece, l'ingresso nel porto è avvenuto alle 12, 30 e l'imbarco, ovviamente, subito a seguire. Il problema va ben oltre l'episodio grottesco di ieri sera e non basta avere dei servizi a disposizione, per dimostrare l'efficienza di un turismo funzionale.

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