Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

"L'onda del secolo". Se ne parla in una conferenza pubblica alle Officine

Eugenio Coccia, direttore del Gran Sasso Science Institute, ha sviluppato i rivelatori criogenici di onde gravitazionali

LECCE – “L’onda del secolo”. Così è stata chiamata la conferenza pubblica che si terrà il 6 giugno, a partire dalle 17, presso le Officine Cantelmo di viale Michele De Pietro. E mai definizione fu forse più giusta, visto che la scoperta è sicuramente fra i risultati più importanti mai raggiunti dalla scienza.

Si tratta delle onde gravitazionali, che sono state teorizzate cento anni or sono da Albert Eisntein nell’ambito della teoria della relatività generale e la cui esistenza è stata comprovata grazie alle più moderne tecnologie. L’annuncio risale al febbraio scorso.

A parlare dell’onda del secolo sarà Eugenio Coccia, ordinario all’Università di Roma “Tor Vergata” e direttore del Gran Sasso Science Institute, noto a livello internazionale per aver sviluppato i rivelatori criogenici di onde gravitazionali. Ha diretto gli esperimenti Explorer al Cern e Nautilus ai laboratori di Frascati dell’Infn, ed è membro della collaborazione Virgo. E’ stato direttore dei laboratori del Gran Sasso dell’Infn, presidente della Società italiana di relatività generale e fisica della gravitazione e presidente del Gwic (Gravitational wave international committee).

L’evento è ospitato dall’Università del Salento e organizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Bari e con le sezioni di Bari e di Lecce dell’Infn, nell’ambito del calendario del XXVIII Seminario nazionale di Fisica nucleare e subnucleare “Francesco Romano”.

Il seminario, in svolgimento in questi giorni a Otranto, è una Scuola di alta formazione fondata nel 1986 (appunto dal professor Romano) per offrire ai giovani fisici una visione aperta e interdisciplinare, in grado di combinare la ricerca di base con gli sviluppi tecnologici, le applicazioni sociali e le ricadute economico-industriali che oggi l’accompagnano. 

Il seminario (noto anche come Scuola di Otranto) presenta, infatti, uno spaccato della Fisica internazionale in cui le grandi sfide scientifiche possono essere affrontate solo attraverso potenti avanzamenti tecnologici. Quella di Otranto è stata anche la prima Scuola di Fisica a teorizzare e praticare la questione sempre aperta della comunicazione scientifica, nella convinzione che un vero dialogo tra scienza, società, industria e media sia una premessa di valore strategico per lo sviluppo culturale ed economico del Paese.

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