La Corte di Cassazione conferma: Pasqualini resta ai domiciliari

Rigettato il ricorso dell'ex assessore ed ex consigliere comunale arrestato cinque mesi fa perché ritenuto ai vertici di un'associazione a delinquere che avrebbe assegnato alloggi popolari in cambio di voti

LECCE - Luca Pasqualini resta ai domiciliari. Dopo il Tribunale del Riesame, anche la Corte di Cassazione ha confermato la misura disposta dal gip Giovanni Gallo cinque mesi fa nei riguardi dell’ex assessore ed ex consigliere comunale accusato di essere stato ai vertici (insieme con l’ex assessore e ex consigliere comunale Attilio Monosi e l’ex consigliere Antonio Torricelli), di un’associazione a delinquere che avrebbe assegnato gli alloggi popolari per ottenere consensi elettorali.

Dopo il no del Tribunale del Riesame, in serata è arrivato anche il diniego degli “ermellini” che hanno rigettato il ricorso dei difensori, gli avvocati Pasquale e Giuseppe Corleto. All’attenzione della Corte, i legali, oltre alle esigenze cautelari, avevano posto anche un’altra questione, quella del sequestro di carte eseguito durante l’arresto del politico leccese, ritenendolo illegittimo poiché erano già scaduti i termini delle indagini preliminari.

Per l’accusa, Pasqualini avrebbe messo a disposizione dell’associazione la lunga esperienza maturata nel settore Case e l’appoggio dei suoi supporter, gli “amici di Pasqualini”, così chiamato dallo stesso Monosi in un dialogo col parlamentare Roberto Marti (per il quale si procede separatamente), durante il quale il primo afferma che si devono dare da fare per risolvere i problemi relativi alle abitazioni di via Potenza, perché “gli amici di Pasqualini” costituivano il loro bacino elettorale. Pasqualini, su richiesta di Monosi, avrebbe quindi contattato Monica Durante (indagata nello stesso procedimento), per calmare la protesta del gruppo da lei rappresentato, per la mancata consegna degli immobili. Non solo. L’ex assessore si sarebbe interessato anche alle pratiche per l’assegnazione di un alloggio comunale a una donna, dalla quale avrebbe ricevuto in compenso prestazioni sessuali, in almeno due occasioni.

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Chiuso il capitolo davanti alla Cassazione, il 14 febbraio se ne aprirà un altro davanti al gup Edoardo D’Ambrosio che deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata dai pm Roberta Licci e Massimiliano Carducci (titolari dell’inchiesta) nei riguardi di Pasqualini e di altre 46 persone, tra cui noti politici e funzionari del Comune di Lecce.

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