Venerdì, 24 Settembre 2021
Cronaca

La città senza parchi dove l'ombra è solo del barocco

Per la politica di casa sono argomenti buoni per le campagne elettorali, parchi di quartiere e verde pubblico. Ma poi tutto, o quasi, resta com'è. Viaggio tra progetti in cantiere e promesse infinite

LECCE - Un parco per ogni quartiere cambierebbe il volto della città, nel suo complesso. Si può continuare a trastullarsi con le overdose di barocco e con i trend dei flussi turistici, veri o presunti che siano; discutere su quanto siano efficienti e sicure le piste ciclabili; arrovellarsi per ipotizzare l'entrata in funzione del filobus, ma Lecce, senza parchi degni di questo nome vivrà sempre in una condizione di incompiutezza.

Il termine parco, con un'interpretazione estensiva, è stato declinato alle nostre latitudini in maniera sbrigativa, come sinonimo di giardino oppure con un più politically correct "area a verde attrezzata", tanto che alla fine di parchi, a Lecce, per il momento non se ne vede l'ombra.

Non si è ancora capito se lo sarà la Trax Road, l'area "cerniera" tra le due zone della 167 attualmente divise da via del Mare. I lavori sono iniziati ma sono stati anche fermati. Il progetto prevede una zona attrezzata, un parco urbano con punto di ristoro, un'area giochi, un giardino, una vasca d'acqua e area anfiteatro. Ma il bisogno di respirare della città va molto oltre la realizzazione di un'opera, per quanto attesa e necessaria (foto 1).

Non lo è sicuramente la villa comunale, dove il verde è off limit, e non lo sono certamente le piazzette piastrellate con aiuole e qualche attrezzo per i giochi, sparse qua e là nel tessuto urbano e spesso abbandonate a se stesse (foto 2).

Non si vuole certo discutere certo il valore di alcuni interventi come quello relativo, per esempio, a piazzetta Madre Teresa di Calcutta (foto 3) ma il parco, come concepito nel resto del mondo, è ben altra cosa: prati fruibili dove magari stendersi a leggere o calciare quattro calci al pallone senza timore di essere ripresi dal vigile di turno.

Il capitolo "verde" era e resta, insomma, una nota dolente del libro cittadino. Si sono consumati aspri scontri politici sul tema, soprattutto in campagna elettorale (https://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=884). Una cosa è certa: sulla carta, i parchi sono sempre stati molti di più di quelli poi realizzati o per lo meno cantierizzati.

E' intenzione dichiarata del sindaco Perrone dotare la città di un parco per i bambini. Inizialmente si era pensato di realizzarlo nell'area dove oggi sorge il vivaio del corpo forestale dello Stato (nella foto 4) ma non si è trovato l'accordo con la Regione che ne detiene la proprietà. Come soluzione alternativa è stata individuata l'area alle spalle del Centrum, all'inizio di viale Giovanni Paolo II. Una zona dove ora c'è il nulla più assoluto (foto in copertina), il cui inutilizzo grida ogni giorno vendetta. Ben venga allora l'area per i più piccoli, ma si faccia alla svelta.

Al di là del merito di ogni singolo progetto, è di tutta evidenza che, provando a ragionare da qui in avanti, non si possa prescindere dallo status quo e dallo sviluppo urbanistico precipitoso e casuale che a Lecce l'ha fatta da padrone. Immaginare che spuntino parchi come a Londra o Dublino è pura utopia. Ma esigere dalla classe dirigente un impegno concreto per la realizzazione di polmoni verdi, aperti e fruibili, in ogni zona della città è un diritto di ogni cittadino ed un dovere per una politica che abbia davvero a cuore il pubblico interesse.

Si potrebbe iniziare col dire quali e quante sono le aree, di proprietà pubblica, che potrebbero essere destinate in tal senso (foto 5). Poi mettere nero su bianco la volontà di realizzarci un parco, magari indire un concorso di idee ed impedire che, come per esempio è accaduto per l'area della scuola materna di piazza dei Partigiani, venga cambiata la destinazione d'uso per aumentarne il valore e rendere i terreni più appetibili sul mercato immobiliare.

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