Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Una comunità ferita e silenziosa nel turbine delle polemiche vuote

Domani i funerali solenni a Roma, poi quelli nel paese. Nell'Italia in cui la morte di Manuele Braj solleva il solito, eterno dibattito, destinato a scemare nel giro di pochi giorni. E sarà tutto dimenticato fino al prossimo lutto

@TM News/Infophoto

 

COLLEPASSO – La comunità ferita nell’anima attende silenziosa, sotto il sole cocente di giugno, l’arrivo a casa del ragazzo diventato figlio di tutti. La vita smarrita in una terra lontana, vessata da infiniti conflitti interni, dove la ricerca della democrazia si bagna ancora di sangue. Quell’Afghanistan che il Salento ha imparato a conoscere da vicino con gli sbarchi sulle coste dei derelitti fuggiti dalla furia dei talebani.

La scomparsa di Manuele Braj è l’ennesima ferita aperta nel sistema, riavvia l’eterno dibattito sull’opportunità di proseguire nelle rischiose missioni di pace che hanno portato troppi manifesti funebri, nelle piazze di tante città italiane. Il sud, come sempre, in prima fila, se si tratta di rimetterci la pelle.

Ma mentre intorno infuria il dibattito, Collepasso si blocca, anche il consiglio comunale chiude i battenti e rinvia la seduta. I problemi locali possono attendere, perché nessun problema è più grande di questo.

Vengono spesso da questi paesini pacifici e sereni, in cui il tempo sembra sospeso, i ragazzi votati al sacrificio. Borghi sorti fra maestose distese di uliveti o villaggi appollaiati su antiche e leggendarie rocce a picco sul mare. Collepasso come Patù, o Tiggiano, per ricordare solo qualche altra comunità locale, che di recente ha pianto soldati morti in terre lontane. La cronaca non li sfiora quasi mai, poi, d’improvviso, si ritrovano sommersi da una valanga in piena, sotto riflettori di mezzo mondo e flash che immortalano ogni oggetto che si muova.

Molti ne ignorano anche l’esistenza, magari scoprono questi luoghi nei tragitti d’estate, nel bel Salento della terra rossa e dei paesaggi marittimi, ne amano il sorriso della gente cordiale, ma non si soffermano mai a pensare che questo, proprio questo, sia il vero sud, fatto di sudore e umiltà, di speranze e sogni irrealizzabili. E la ricerca delle occasioni porta inevitabilmente lontano. Il sud delle vecchie valigie di cartone e dei nuovi emigranti, un flusso ininterrotto in un mondo in cui la tecnologia che avanza non sempre segna la nascita di nuove e reali opportunità. Il sud delle contraddizioni, dei grandi slanci passionali e dell'innato senso del tragico, che sopporta da millenni.

foto (57)-2-2 E così, mentre il mondo urla e litiga, Collepasso, con la dignità della sua gente, raccolta nel suo dolore, aspetta che il carabiniere scelto, morto a trent’anni sotto i colpi di un razzo indirizzato contro la base d’addestramento della polizia afghana, faccia ritorno a casa. I genitori, Santo e Anna, sono in procinto di partire per Roma, insieme al sindaco, Paolo Menozzi. Domani mattina l’arrivo della salma all’aeroporto di Ciampino, con funerali solenni nella Capitale, per poi ripartire verso l'aeroporto militare di Galatina e, infine, celebrare altre esequie nella sua Collepasso, giovedì, alle 17, nella parrocchia “Cristo Re”, davanti all'arcivescovo di Otranto, Donato Negro.

La solita trafila e le lacrime istituzionali, a far da contraltare a quelle vere, di parenti e amici, le parole di cordoglio da sprecare, sempre uguali a se stesse, altri flash e nuove riprese. Un copione già visto, a tratti quasi grottesco, se non ci fosse di mezzo una tragedia umana insopportabile e travolgente.

Poi, però, anche l’ultimo riflettore si spegnerà, e il mondo, con la stessa rapidità con cui ha invaso Collepasso, si dimenticherà di Manuele, il ragazzo che indossava con orgoglio la divisa, e che sognava uno splendido futuro per sé, la sua dolce metà e il suo tenero figlioletto. A ben vedere, esperienza insegna, anche l’Afghanistan sarà riposto in uno stanzino. Nel Paese in cui tutto è solo abbozzato, si tornerà a parlare di altro. Almeno, fino al prossimo lutto. 

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