Cronaca

“La delibera dell’Asl tutela l’equilibrio tra pubblico e privato”

Il Consiglio di Stato accoglie l'appello proposto dall'azienda sanitaria leccese contro alcune strutture sanitarie private, che avevano impugnato il piano delle prestazioni specialistiche ambulatoriali e sui tetti di spesa

Foto LeccePrima (tutti i diritti riservati).

LECCE - Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello proposto dall’Asl Lecce 1, rappresentata dagli avvocati Francesco Flascassovitti e Pier Luigi Portaluri, contro le strutture sanitarie private del territorio, difese dagli avvocati Antonio Natrella e Giovanni Pellegrino, per la riforma della prima sentenza emessa del Tar di Lecce.

Il provvedimento impugnato aveva accolto il ricorso proposto dalle strutture sanitarie private accreditate, annullando in parte la delibera adottata dal Direttore generale dell’Asl/Le1, concernente l’adozione del piano preventivo delle prestazioni specialistiche ambulatoriali e dei tetti di spesa mensili ed annuali, relativi alle attività erogate dai professionisti e dalle strutture private in regime di accreditamento provvisorio per l’anno 2002. L’amministrazione appellante ha dedotto l’infondatezza dell’originario ricorso, al contrario delle strutture private.

I giudici amministrativi (Pier Giorgio Lignani, presidente, Marco Lipari, consigliere estensore, Angelica Dell'Utri, Dante D'Alessio, Lydia Ada Orsola Spiezia, consiglieri) hanno ritenuto l’appello dell’Asl fondato nel merito, in quanto la decisione con cui l’amministrazione stabilisce i tetti di spesa deve assicurare un adeguato equilibrio tra le diverse articolazioni, pubbliche e private del sistema di erogazione del servizio sanitario, ma non impone affatto una incondizionata e assoluta equiparazione tra soggetti pubblici e privati: “Nel caso di specie – si legge -, il rilievo attribuito alle prestazioni svolte in ambito pubblico non risulta affatto sovradimensionato, ma si inserisce in una logica opzione di contenimento della spesa sanitaria, adeguatamente spiegata dall’amministrazione e sorretta da un corretto percorso istruttorio”.

In buona sostanza, le determinazioni dell’Asl non creano problemi al principio della “libera scelta” dell’assistito tra strutture pubbliche e private, “poiché esso deve ragionevolmente contemperarsi con le disponibilità finanziarie”. La stessa delibera regionale del 28 novembre 2001 conferma questo principio, perché “l’affermata integrazione tra strutture pubbliche e private non implica una assimilazione completa tra tali soggetti”.

Il Consiglio di Stato riconosce che Regione Puglia ed Azienda sanitaria abbiano compiuto “un’istruttoria adeguata, diretta ad analizzare l’entità dei costi sostenuti in ambito privato”: “In questa prospettiva – precisa la sentenza -, quindi, risultano ampiamente giustificate le specifiche scelte attinenti alla rideterminazione dei tetti di spesa per le branche di Patologia Clinica, Radiologia Diagnostica, Medicina fisica e riabilitativa”.

Viene respinto l’appello incidentale, in quanto l’intervenuto annullamento delle delibere di giunta regionale, recanti la quantificazione delle somme complessivamente stanziate per la specialistica ambulatoriale privata e il conseguente computo della “quota capitaria” per specialistica privata, non determina “l’automatico e radicale travolgimento della delibera della Asl impugnata”.

Come correttamente rilevato anche dal Tar, il Consiglio di Stato ribadisce che alle strutture private accreditate sia stata comunque garantita “una porzione di risorse idonea a consentire l’acquisto a tariffa integrale del volume di prestazioni erogato nel 1998”, senza, quindi, far emergere alcun “sospetto di incostituzionalità della normativa regionale in materia”.

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