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Giovedì, 2 Febbraio 2023
Cronaca

La lenta agonia di Sanitaservice. E il sindacato Usb riprende la lotta

Sindacato, lavoratori, amministratori di Asl e delle società in house di Lecce e Foggia, insieme all'ex assessore alla Sanità Fiore, ricercano soluzioni per contrastare la legge sulla spending review. "Indietro non si torna"

 

LECCE - Avvolti da un silenzio assordante, nonostante la nuova legge sulla spending review governativa abbia condannato a morte le società in house, con tanto di date e scadenze nell’immediato, i lavoratori di Sanitaservice serrano le fila e si organizzano per ricominciare la battaglia. Una vera lotta per la “sopravvivenza” della società pubblica controllata dalla Asl di Lecce e creata ad hoc, due anni addietro, in vista di una gestione diretta di molti servizi, dall’ausiliariato alla manutenzione del verde fino al sistema informatico. L’obiettivo di contenimento della spesa e competitività sul mercato, rispetto alla logica degli appalti esterni che ha tenuto banco per anni, è stato centrato, come conferma anche il direttore dell’azienda sanitaria leccese, Valdo Mellone intervenuto nell’assemblea organizzata dal sindacato Usb, insieme all’ex assessore regionale alla Sanità, Tommaso Fiore. 
 
Ma, nonostante il risultato, il dispendio di energia per ottenerlo, i presidi, le occupazioni e i tentativi di auto-organizzazione ancora in corso, sembra tutto da rifare. L’articolo 4 della incriminata legge 135 dell’agosto 2012, non lascia scampo: messa in liquidazione entro la fine del 2013, senza possibilità di proseguire con gli affidamenti diretti ed il 30 giugno dello stesso anno si presenta come termine ultimo per vendere tutte le partecipazioni. “Si, ma a che prezzo, visto il contesto di crisi? Nelle mani di quali pescecani finiranno, poi, i servizi affidati nuovamente all’esterno?”.
 
La domanda scaturisce dall’analisi del contesto normativo che propone all’assemblea Antonio De Biase, amministratore generale della Asl di Foggia. Tipo di poche parole e piuttosto chiare, De Biase contestualizza l’intera norma in un background ideologico di vecchia memoria politica: dai tempi del governo Berlusconi al recente esecutivo tecnico, il fine ultimo sarebbe quello di azzerare il sistema pubblico a tutto vantaggio del privato. Cominciando dalla sanità. Anzi: “Da quelle società strumentali alle pubbliche amministrazioni, come le società in house, che si è ben pensato di distinguere dalle altre aziende che offrono un servizio pubblico, vedi trasporti ed energia”.a 026-2
 
Se la lenta agonia di Sanitaservice sembra cominciata – proprio mentre, in Sanitaservice, si continua a seguire la direzione inversa per aumentare il monte ore a tutta la platea di internalizzati – la via d’uscita sembrerebbe essere contenuta in un comma dell’articolo che prevede la possibilità di predisporre, entro 90 giorni, piani di ristrutturazione per società che gestiscono attività connesse al sistema sanitario. Fatta la legge, trovato l’inganno, spiegano i referenti sindacali e gli amministratori intervenuti al dibattito: qualsiasi piano dovrà infatti passare dal parere favorevole (e vincolante) del commissario straordinario. Quindi da Roma.
 
“Ci giocheremo la carta della salvezza documentando, con bilanci alla mano, gli enormi passi in avanti compiuti con la procedura in housing”, assicura il referente Usb, Gianni Palazzo che richiama i suoi a non desistere da una lotta che, paradossalmente, sembra appena cominciata.
 
Valdo Mellone, pur assicurando pieno sostengo, lancia un monito: “La partita si gioca sul fronte della qualità. Abbiamo molta strada da percorre per rendere veramente efficiente l’organizzazione, senza scadere nelle logiche tipiche dei dipendenti pubblici”. Le scadenze imposte dalle norme di revisione della spesa pubblica, aggiunge lui, dovrebbero servire ad accelerare un processo che procederà spedito “ a patto di rimuovere i vincoli al posti dalla Regione Puglia”.
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