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La lite, poi gli spari contro l’abitazione di una coppia, 31enne rischia il processo

Si discuterà ad aprile la richiesta di rinvio a giudizio nei riguardi di Bajram Bajrusi per l’episodio avvenuto lo scorso 29 ottobre nella marina di Casalabate (a Squinzano)

SQUINZANO - Rischia il processo Bajram Bajrusi, croato di 31 anni residente a Casalabate (marina di Squinzano), accusato di aver esploso quattro colpi d’arma da fuoco contro l’abitazione di una coppia di concittadini, e di aver sfondato il cancello con un’autovettura, lo scorso 29 ottobre.

Tentate lesioni aggravate e minaccia grave sono le accuse contenute nella richiesta di rinvio a giudizio sulla quale si pronuncerà il 7 aprile, il giudice Marcello Rizzo, nell’udienza durante la quale l’imputato potrà avanzare richiesta di rito alternativo attraverso il difensore (l’avvocato Raffaele Benfatto).

Secondo le indagini, condotte dal pm Stefania Mininni con i carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Campi Salentina, tutto sarebbe partito da una lite con una delle vittime, per motivi legati al loro immobile e in seguito alla quale Bajrusi sarebbe tornato sul posto con una Fiat 600 rossa. “Ve ne dovete andare da questa casa, avete capito? Qui comando io”, avrebbe tuonato per poi premere il grilletto contro l’uomo che in quel momento si trovava in giardino.

Sei giorni dopo, il 31enne fu arrestato e negò gli addebiti davanti al giudice Sergio Tosi che in seguito all’interrogatorio gli concesse i domiciliari con braccialetto elettronico.

Questa fu la sua versione: quel giorno avrebbe incontrato la coppia per discutere di un prestito legato alla demolizione di un’auto, ma a causa del suo ritardo all’appuntamento sarebbe stato aggredito e costretto a scappare via; nella fuga avrebbe compiuto una manovra azzardata urtando così il cancello.

Insomma, secondo la difesa, non fu lui a esplodere quei colpi, tant’è che nessun bossolo fu trovato in  giardino e neppure sulla vettura abbandonata dall’indagato nelle vicinanze, e ci sarebbero incongruenze e anomalie nel racconto dei coniugi come quella di aver chiamato le forze dell’ordine solo quattro ore dopo l’aggressione.

In seguito all’avviso di conclusione delle indagini, su richiesta della stessa difesa, si è proceduto all’ascolto di alcuni testimoni finalizzato a supportare il racconto dell’indagato, quello che ad aprile sarà ribadito anche al giudice Rizzo.

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