Lunedì, 20 Settembre 2021
Cronaca

La Regione dice no a Helianthos: Italgest non ci sta

No della Regione Puglia alla centrale Helianthos 1, proposta dal gruppo Italgest, per tutelare le zone agricole salentine. De Masi: "Strana fretta nel diniego". Capone: "Né vinti, né vincitori"

Paride De Masi-10

BARI - La Regione Puglia dice no al progetto della centrale "Helianthos 1" proposta dal gruppo Italgest. Ma Paride De Masi, amministratore delegato dell'azienda, non nasconde la delusione per la "determina di Ferragosto", dicendosi perplesso "in quanto nella stessa si riportano una serie di motivazioni relative a carenze di documenti che invece avevamo già consegnato e ribadito agli uffici regionali e ad Arpa che forse il periodo feriale ha fatto trascurare".

In buona sostanza, per De Masi quanto ritenuto mancante dalla Regione e che ha causato il diniego, sarebbe già stato consegnato da Italgest nei modi e nelle forme di legge: "C'è stata una strana fretta nel rilascio del diniego - accusa l'amministratore - che ha persino fatto dimenticare al responsabile del procedimento il fatto che la Regione aveva già chiuso favorevolmente il procedimento stesso dopo la prima Conferenza dei servizi nella quale tutti gli Enti, nessuno escluso, avevano emesso il proprio parere favorevole".

L'intenzione d'Italgest, attraverso un mandato allo studio legale Sticchi Damiani, è quella di chiedere ai giudici amministrativi di verificare la correttezza di quanto sostenuto dall'azienda. De Masi apprezza e ringrazia quanto detto dal Sindaco di Lecce, Paolo Perrone, che ha invitato a trovare con l'azienda una soluzione alternativa al fine di dare una risposta ai dipendenti Italgest che potrebbero rimanere senza lavoro: "È un atto di sensibilità non comune - afferma - da parte della politica nei confronti delle imprese negli ultimi tempi. Vorrei ricordargli però che l'area dell'impianto è ubicata nel complesso delle cave di via Novoli ed è circondata da impianti di estrazione e di frantumazione (anche del nero) attivi da vent'anni e che funzioneranno almeno per venti anni ancora".

De Masi si rivolge anche ai comitati e alla Lilt leccese chiedendo "atteggiamenti più consoni al proprio ruolo, tenuto conto che il provvedimento e le nostre integrazioni (di cui stranamente non si tiene conto) escludono inequivocabilmente problemi ambientali legati all'esercizio dell'impianto e tantomeno rischi per la salute dei cittadini": "Impianti di questo tipo - afferma De Masi -, come ho più volte avuto modo di dire, sono in programmazione nelle città più importanti del mondo, con il fine di ridurre e compensare l'equivalente produzione di energia da carbone e da fonte fossile. Nel Salento invece subiscono uno stop ormai da anni senza giustificato motivo scientifico".

De Masi ringrazia la Coldiretti Lecce, nonché quelle centinaia e centinaia di agricoltori e frantoiani che "ci hanno accordato fiducia sottoscrivendo con Italgest contratti di fornitura dell'olio per una quantità di oltre 15mila tonnellate, ben superiore pertanto alla soglia del 40% richiesta dalla legge per la filiera corta".

Pronta la replica della vicepresidente della Regione Puglia, Loredana Capone, che evidenzia come il rigore dell'ente sia dovuto alla tutela delle zone agricole: "La chiusura negativa della procedura all'impianto Heliantos da parte della Regione Puglia - spiega - non può essere letta come l'esito di una disputa tra il Comune di Lecce e l'impresa Italgest. In questa vicenda non ci sono vinti né vincitori".

Secondo la Capone evidentemente Italgest ha scontato la circostanza che Heliantos sia stato il primo progetto di grande impianto a biomasse in zona agricola soggetto alla regola della filiera corta: "D'altra parte - afferma - tutte le contestazioni formali mosse dal Comune di Lecce rispetto alla validità della procedura sono state respinte in Conferenza di servizi. Si tratta insomma di una vicenda puramente tecnica, dove l'unico dato avente un significato politico è contenuto della legge regionale 31/08 che disincentiva la realizzazione di grandi centrali a biomasse in zone agricole perché determinano un forte impatto ambientale, tranne che non si utilizzi la filiera corta".

"Filiera corta - prosegue - che deve essere provata in modo particolarmente severo ogni qualvolta gli impianti siano superiori a qualche megawatt. Gli impianti diffusi aventi piccole dimensioni sono interessanti per la filiera agricola e lo dimostra l'attenzione ad essi giustamente rivolta dai piccoli imprenditori agricoli e da alcune associazioni di categoria. Mentre è evidente che - quando si tratta di progetti che superano i 20 megawatt in aree agricole - il rigore richiesto dalla legge volto a contemperare gli interessi dell'agricoltura e del territorio, è notevolmente più forte".


Per la vicepresidente, rimane il dato che la materia delle energie rinnovabili sia "complessa" e richieda "equilibrio tra le esperienze del paesaggio, della salute e dell'impresa": "E in un territorio come quello salentino - ha concluso la Capone - così sensibile e rilevante, rigore e responsabilità sono davvero indispensabili".

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