Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

La scuola ai tempi della crisi. Trasporti punto debole

Gli istituti leccesi, fra risorse esigue e malcontento, riaprono i battenti. Le impressioni dei dirigenti scolastici raccolte nei plessi della città: il problema principale sta nei collegamenti

IndustrioaleFermi

LECCE - Ridurre gli sprechi, centellinando la carta igienica. Minimalismo da monaco zen in salsa scolastica per permettere a licei ed istituti tecnici di mandare avanti la baracca. Se di baracca si può parlare. Comincia così l'anno scolastico leccese, che inaugura se stesso assieme ad una serie di piccoli espedienti e atti di resistenza amministrativa quotidiana nella sale- roventi- dei dirigenti scolastici e delle segreterie. Per garantire a migliaia di adolescenti salentini il diritto allo studio.

Le lezioni per i 1300 alunni del liceo scientifico "Cosimo de Giorgi", sono cominciate all'insegna della normalità già il 12 settembre. Cinquanta classi (suddivise tra la sede centrale e le due succursali di via Massaglia e via Pozzuolo). Su 85 professori in organico, 84 hanno già preso regolarmente servizio, tiene a precisare la dirigente, Giovanna Caretto. Tuttavia, un notevole disagio resta proprio quello legato al personale docente. A seguito degli interventi contenuti nella "Riforma Gelmini", infatti, scarseggiano i docenti "in panchina". Quelli cioè che godevano appositamente di ore in esubero per poter far fronte alle assenze dei colleghi durante l'anno. Ora che l'aumento dell'orario di cattedra è di diciotto ore, non ci sarà nessuno tra il personale docente in grado di coprire i posti vacanti. Le classi potrebbero dunque restare in balìa dell'autogestione.

Si dichiara invece ottimista, la preside, sulla capacità di acquisto del materiale didattico e sulla gestione dei laboratori. Sarà perchè la realtà degli istituti superiori gode di un vantaggio rispetto alle scuole primarie e secondarie di primo grado. Il vantaggio ha un nome, "contributo economico". Ed è quello che le famiglie versano con rette che vanno dagli 80 Euro nelle prime classi, fino ai 100 Euro per gli alunni dell'ultimo anno che usufruiscono maggiormente dei laboratori.

La vera, drammatica criticità, è quella relativa a i trasporti pubblici. Una vera e propria emergenza considerato l'alto tasso di pendolarismo degli studenti che muovono da ogni lato del tacco in direzione Lecce. Il capolinea degli autobus è spesso troppo distante: viale Torre del Parco e Largo Settelacquare sono infatti le fermate di riferimento per gli studenti provenienti da Sud, mentre Foro Boario e l'area antistante il cimitero comunale quella per i ragazzi dei comuni nord-salentini. La gestione del problema, il più delle volte, spetta ai genitori. E si traduce esclusivamente nell'accompagnare il proprio figlio a scuola con la macchina. Amen.

Dello stesso parere anche Carlo Nestola, alle redini dello storico ex Istituto Magistrale "Pietro Siciliani", ora liceo linguistico e delle Scienze umane. Anche qui, stesso refrain. Lattine di coca-cola durante la ricreazione, brusìo assordante e un bazar di dubbi presto diradati: "Preside, ma ci sono i soldi per acquistare la carta igienica"? Ride, il dirigente scolastico. Ride e rassicura. Non se ne mette a disposizione in abbondanza, certo, ma non si fa mancare né ad alunni, né ai docenti. Le classi sono, una succursale , 1360 alunni, una media di 26 allievi per aula (secondo il ministero non dovrebbe superare i 22) che giungono fino a 28 nelle prime e terze. Cifre abnormi, per intendersi. Ma soprattutto per lasciar intendere. Se davanti ad una quantità di allievi simile si fa venir meno il supporto del personale ausiliario, è la fine.

Eppure è un'amputazione che il "Siciliani" ha dovuto subire: una riduzione del 25 per cento dei collaboratori scolastici. A fronte delle sedici unità previste dalla tabella organica ministeriale per istituti con un numero alto di iscritti, ora ce ne sono appena dodici, lamenta il preside. Mentre quattro collaboratori sono stati accantonati per la presenza dei lavoratori cosiddetti "L.s.u." (lavoratori socialmente utili), un altro dipendente è stato congedato anni addietro per alcune disposizioni ministeriali. Un altro ancora ha cambiato qualifica passando da collaboratore ad assistente amministrativo, senza che però queste mansioni siano mai state rimpiazzate.

Salti mortali. Compresi quelli che hanno portato il dirigente e il suo staff scolastico, a destinare ragazzi e ragazze provenienti dai comuni "adriatici" come Melendugno e zone limitrofe e quelli residenti a nord, nella sede situata nei pressi della stazione ferroviaria. Ma neppure la vicinanza ad uno snodo principale come la stazione, risolve il problema, se poi i mezzi pubblici non hanno l'accesso al centro. "Chiedo che venga garantito l'arrivo degli alunni entro le otto e un quarto e che vengano previste partenze di ritorno non prima delle 13.15, per consentire ad ognuno di raggiungere il proprio capolinea", incalza. I tagli? Qui non incidono in maniera eccessiva: la scuola è nei limiti. Solo una lieve contrazione di classi, fisiologica nel passaggio dalla secondo al terzo anno degli studi. Tanto meglio.

Sereno anche il collega, Nicola Greco, per sedici anni preside dell'Istituto tecnico economico "Costa" (di cui è tuttora reggente) che dal primo settembre ha ereditato anche il timone dell'istituto "Olivetti". Oltre 900 studenti, e cinque sezioni destinate nella sede del vicino istituto industriale "Enrico Fermi". Nonostante la riduzione dei collaboratori scolastici e del personale di segreteria, di quello ormai in pensione che è non è mai stato sostituito, l'anno si prospetta tranquillo. Trasporti a parte. Il lato oscuro del mondo scolastico leccese. Nota dolente e grossa limitazione specie per l'orario d'uscita. Sempre con l'attuale riforma scolastica, quella della discordia, l'ora di lezione non è più comprimibile a cinquanta, o addirittura quarantacinque minuti, ma resta di sessanta. Provocando un irrigidimento dell'orario scolastico e poco margine d'azione da parte dei dirigenti. In barba alla tanto discussa autonomia.

Altra condanna pendente è inoltre quella che vedrà l'accorpamento, a partire dal prossimo anno scolastico, degli istituti d'infanzia, primari e secondari in un unicum che si chiamerà istituto comprensivo. Riguarderà le scuole sottodimensionate, con meno di 500 alunni, che l recente manovra finanziaria del mese di luglio vorrà sotto la guida di un solo preside con non pochi disagi in vista. "Per questo è meglio godersi il momento. Si può sopravvivere- aggiunge il preside- con oculatezza e buon senso. Magari puntando sugli avanzi di amministrazione".

Si unisce al coro anche Giusy Rollo, vicepreside del "Fermi", vivaio di futuri tecnici industriali, poco distante. Mille studenti, molti dei quali pendolari. Urge anche per loro una revisione del sistema dei trasporti. Suona la campanella e più che l'appello, riecheggiano i numerosi appelli. Quelli del j'accuse dei presidi esasperati da un diritto mancato. Quello al trasporto pubblico.


Ma c'è sempre un'eccezione, che in questo caso sembra confermare la regola. Al funerale dei tagli e dei mancati sostegni economici, c'è infatti chi risponde con stravolgimenti e rivoluzioni copernicane. Come il nuovo polo professionale di Galatina dove la preside Maria Pia Provenzano, si ritrova ora alla guida di due scuole convogliate in una, a partire dal primo giorno di settembre. Qui verranno formati i prossimi manutentori nel ramo dell'industria elettronica ed elettrica, attraverso una serie di laboratori, appena inaugurati. Prevedibile l'auspicio: che i suoi 800 allievi, specie quelli residenti nel circondario di Casarano, possano usufruire senza limitazioni dei trasporti pubblici. Magari con l'inserimento di nuove fermate dei bus, più raggiungibili alla sede scolastica.

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