Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca Uggiano La Chiesa

La tragicomica vicenda del castello di Casamassella

Uggiano: una recente sentenza del Tar ha respinto la richiesta del Comune di esercitare il diritto di prelazione sulla struttura. Un caso veramente paradossale in cui a pagare sono i cittadini ignari

Quella del castello di Casamassella, frazione del comune di Uggiano, è una vicenda dai contorni tragicomici: una recente sentenza del Tar ha respinto la richiesta del Comune di esercitare il diritto di prelazione sulla struttura per sottrarla agli attuali proprietari. Ma come mai questa sentenza? Semplice: nel 2005, la Famiglia De Donno-Bortone cede il bene alla Società di Servizi "Castello Casamassella s.r.l.", che già lo gestiva. Il Comune di Uggiano, essendo l'immobile sottoposto al vincolo di beni culturali (o almeno così si credeva), convoca d'urgenza un Consiglio straordinario per votare all'unanimità la delibera con la specifica intenzione di esercitare sul castello il diritto di prelazione. Si avviano le procedure per la concessione di un mutuo presso la Cassa di Depositi e Prestiti, per un totale di circa due milioni e centomila euro, valore stimato dell'immobile. Il diritto di prelazione va esercitato entro 60 giorni dalla notifica: quindi, scadenza ultima fissata per la prelazione era il 4 dicembre 2005.

Ma il Comune, nonostante i tempi ristretti, richiede una procedura "ordinaria" di erogazione del mutuo: ma quest'errore di valutazione, non costa nulla, visto che il prestito viene erogato il 22 novembre 2005. Tutto finito, dunque? Assolutamente no. L'amministrazione non si accorge dell'avvenuta erogazione e il 4 dicembre passa. L'avvocato Marzo, che cura gli interessi del Comune, avverte la Giunta dell'evoluzione ed avverte che l'operazione potrebbe non essere vantaggiosa per Uggiano, mancando i presupposti per richiedere una prelazione. Il Comune va avanti lo stesso, ma contemporaneamente i proprietari, suoceri del presidente di Provincia, Giovanni Pellegrino, presentano un ricorso al Tar per tre motivi: il ritardo nella presentazione della domanda di prelazione; il vincolo poteva essere esercitato solo sulla parte antica dell'immobile; non c'erano motivi per una prelazione, in quanto la cessione dell'immobile non era avvenuta a titolo oneroso.


Risultato? La recente sentenza del Tar ha dato ragione ai proprietari, specificando che "è il Comune che, prima di decidere se acquisire un bene al suo Patrimonio, deve accertarsi del tipo e dell'estensione del vincolo cui è sottoposto". E i cittadini, ad insaputa di tutta la vicenda, si sono ritrovati a dover pagare 78 mila euro di interessi passivi solo nel 2006. E probabilmente dovranno ricompensare i 2 mila euro delle spese processuali, le parcelle alle consulenze non consultate e agli avvocati impiegati nel processo dinanzi al Tar. Sperando ovviamente che i proprietari non decidano anche di chiedere i danni alla gestione amministrativa. Insomma, un vero pastrocchio.

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