Ladri con fiamma ossidrica e piede di porco, ma il bancomat resiste all'assalto

Un mese dopo i fatti di Caprarica, i soliti ignoti ci hanno provato anche con lo sportello automatico della Mps di Arnesano. I locali sono sfitti e così sono entrati tagliando una saracinesca e provando a fare leva. Molti danni, ma clamoroso insuccesso. Indagano i carabinieri

Gallery: Luca Capoccia photo.

ARNESANO – Hanno fatto un buco nell’acqua. Oltre che nella lamiera. Perché sradicare uno sportello bancomat è un’impresa molto difficile. Talmente difficile che i più arditi lo sanno: certe operazioni si possono portare a termine, probabilmente, solo con azioni in grande stile. Usando, per esempio, un mezzo meccanico dotato di pala. Ma è impresa complessa. E rischia di attirare troppe attenzioni.

Ecco, allora, che una banda di malviventi ha provato nell’impresa di strappare dal cemento in cui è incassata la cassaforte facendo leva con qualche attrezzo. Inutile. Ci vogliono ore per riuscirci e più scorre il tempo sulle lancette, più si corre il rischio di essere notati. Anche di notte. C’è sempre qualcuno che fa le ore piccole, o magari il vicino che soffre d’insonnia. E allora, addio sogni di gloria e di banconote facili. Hanno dovuto mollare tutto e andarsene quando ormai erano a un passo dalla meta.

E’ successo nella notte ad Arnesano, in via Roma. I soliti ignoti hanno puntato un obiettivo che gli era parso relativamente facile e sicuramente ghiotto: lo sportello automatico erogatore di soldi e servizi del Monte dei Paschi di Siena. Il perché, è presto detto. Lì, la filiale è dismessa. Gli uffici sono chiusi e sfitti. I locali vuoti di arredi e niente videocamere. Funziona giusto il bancomat. Perché non provarci?

L’orario preciso ancora non si sa. I carabinieri del Norm di Lecce e della stazione di Monteroni lo dedurranno prossimamente, quando, dai rilievi tecnici, capiranno il momento preciso in cui il sistema è andato in blocco. Non solo. E’ vero l’ex filiale non è più sorvegliata da occhi elettronici, ma è vero anche che di telecamere ve ne sono altre, nel percorso. Quindi. acquisiranno anche altri filmati. Sperando che sia rimasta impressa qualche sagoma, magari un’auto sospetta.

Per ora, di questa storia, restano solo le evidenti tracce del passaggio di più uomini che nessun testimone ha però notato. Si può a questo punto immaginare che il colpo si stato tentato fra le 3 e le 4 del mattino, il momento in cui le vie sono più desolate in assoluto. E’ quella la fascia d’azione dei criminali, gli investigatori lo sanno bene.

La banda aveva con sé più attrezzi, è questo è chiaro dai segni. Con una fiamma ossidrica sono riusciti a crearsi un varco nella lamiera, tagliandone una larga porzione. Poi, si sono recati nel lato posteriore del bancomat ed hanno cercato di fare leva con qualcosa. Un piede di porco, una spranga, un qualsiasi altro attrezzo di grosse dimensioni.

I segni ci sono, ma il forziere è rimasto fermo, bloccato nell’alloggiamento. Tagliarlo con la fiamma ossidrica, d’altro canto, sarebbe stato rischioso per loro stessi, correndo il rischio di rimanere soffocati dal fumo che avrebbe invaso gli ambienti. Insomma, nulla da fare. E dopo la fuga, la scoperta del danneggiamento. Sul posto anche la vigilanza de La Velialpol.

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Corre il sospetto, visto che non è nemmeno trascorso molto tempo, che possano essere gli stessi soggetti che hanno già sperimentato (e sempre invano) un altro colpo a Caprarica di Lecce. Era la notte fra il 16 e il 17 marzo. E in quel caso si trattava del Banco di Napoli. Un mese esatto dopo, ecco questo nuovo tentativo. Niente. I soldi sono rimasti al loro posto. 

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