Furti nelle case, tre in arresto. Ma a Lecce rubati ori per 35mila euro

Nel capoluogo la polizia indaga su due appartamenti svaligiati in via Ariosto. A Nardò, manette per ladro e ricettatore, ma un terzo complice non è imputabile perché solo 13enne. A Cellino, preso giovane per un furto a Copertino

Lecce, via Ludovico Ariosto.

 

LECCE – Furto in abitazione e doppio arresto fra Nardò e Lecce. Doppio e non triplo perché, chi ha avuto un ruolo chiave, non è imputabile. Ha appena 13 anni ed è un amico del figlio della vittima. Ancora: ladri in azione a Copertino, scoperti grazie anche a una telecamera. I carabinieri sono andati a prenderne uno direttamente a domicilio, nel brindisino. Il complice, al momento, è ricercato. E questo è niente: due appartamenti svaligiati nel pieno centro di Lecce dalle mani dei soliti ignoti, silenziosi e abili, capaci di agire nel vivo del pomeriggio, e di raggranellare un bottino di tutto rispetto, che supera i 35mila euro.   

Il lavoro per le forze dell’ordine non finisce mai, e mettere un freno all’escalation di furti non sempre è facile. Anche se non tutti i topi d’appartamento riescono a scansare le trappole disseminate sul territorio di caccia. Come avvenuto a Nardò, ieri sera, dove i carabinieri sono riusciti a ricucire le fasi di una storia per certi versi anomala. Sarebbe stato, infatti, un ragazzo di appena 13 anni a procurarsi le chiavi, grazie alle quali un’abitazione è stata svaligiata. Gli espedienti messi in piedi, però, sono stati vani. Un neretino e un leccese sono finiti in manette, dopo serrate indagini che hanno permesso di raccogliere una traccia dietro l’altra. Il primo, Massimiliano Cordella, 32enne, già noto per vicende di CORDELLA MASSIMILIANO-2droga, dovrà rispondere di furto aggravato in concorso. Il secondo, Mario Mandurrino, 24enne, di Lecce, oltre che per ricettazione, è indagato anche per possesso di munizioni da guerra. Insomma, una storia con colpi di scena a catena.  

Il furto è avvenuto intorno alle 19 ed è stato scoperto dalla proprietaria di casa al suo rientro. Indizi e testimonianze raccolti dai carabinieri, hanno permesso fin da subito di maturare alcuni sospetti a carico di Cordella. In sua assenza, durante la perquisizione in casa, sotto il letto matrimoniale, i militari hanno ritrovato un portagioie nero, contenente bigiotteria e una scatola viola, dentro la quale c’erano vari gioielli. Inutile dire che gli oggetti provenivano dall’abitazione derubata. Ma si era soltanto all’inizio dell’indagine. Nel corso della ricostruzione, s’è capito che Cordella non poteva aver fatto tutto da solo e che doveva essersi avvalso dell’aiuto di un complice, anche perché il furto è stato commesso senza colpo ferire, vale a dire, MANDURRINO Mario-2senza lasciare segni d’effrazione. E i militari ne hanno così scovato uno davvero speciale, di complice: un conoscente di Cordella, di soli 13 anni, che, come comun denominatore, vanta anche un’amicizia con il figlio della vittima (destinata, ora, evidentemente ad infrangersi). Seguendo questo filo invisibile, i carabinieri hanno così appurato che entrambi sarebbero entrati nell’abitazione, dalla quale, peraltro, erano “spariti” anche un televisore 32 pollici e due computer.

Questi ultimi oggetti, avrebbero seguito un percorso diverso, che ha condotto gli investigatori da Nardò fino alle soglie Lecce, in casa di Mandurrino, amico di Cordella. E’ qui - per la precisione, in garage - che hanno trovato il televisore e i due personal computer. Ma non solo. Nel domicilio del giovane, c’erano anche 91 grammi di marijuana, chiusi in due buste di cellophane da 43 e 48 grammi, e persino un proiettile per fucile calibro 7,62 Nato e uno per pistola calibro 9 Parabellum. Ma le sorprese, ieri sera, sembravano davvero non dovessero finire mai. Perlustrando i dintorni dell’abitazione di Mandurrino, i carabinieri, in un cassonetto dell’immondizia, hanno trovato anche la rimanenza dei monili rubati a Nardò. Un’ipotesi è che Cordella li abbia gettati via, in un disperato tentativo di sbarazzarsene, dopo aver saputo che i carabinieri erano stati in casa sua per una perquisizione, visto che l’hanno chiamato sul cellulare. E che a Nardò, davanti ai militari che lo cercavano, s’è presentato proprio insieme al 13enne.  

Se a Nardò, i militari hanno svolto un’indagine lampo, a Copertino, i loro colleghi della tenenza, hanno stretto le manette ai polsi di Gianmarco Caldiron, 31enne di Cellino San Marco, dopo aver raccolto una mole di indizi non indifferente a suo carico, per un episodio di qualche giorno addietro. Tutto confluito in un fascicolo che ha indotto il gip Carlo Cazzella ad emettere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Caldiron sarebbe responsabile, in concorso con un complice non ancora identificato, di un furto aggravato in un’abitazione del posto, avvenuto la sera del 22 maggio. Tra i vari gioielli sottratti, anche due collane a girocollo e alcuni anelli. Quella sera, però, durante il furto, i vicini di casa della vittima udirono rumori sospetti e chiamarono i carabinieri, che, nelle vicinanze, scovarono un’Alfa Romeo 156, la cui presenza apparve a un certo punto sospetta, perché non apparteneva ad alcun abitante della zona.

Dentro, i carabinieri trovarono documenti d’identità di Caldiron, le cui responsabilità sono venute definitivamente a galla quando s’è scoperto che CALDIRON GIANMARCO-2alcune telecamere posizionate in zona lo avevano ritratto in varie fasi del furto. L’abbigliamento indossato in quel momento, tra cui una maglietta a righe, ripresa anche dai filmati, era stata peraltro notata anche da un testimone che passava nei pressi dell’abitazione svaligiata durante la fuga dei ladri. Ieri sera, dunque, i carabinieri sono andati a bussare alla porta di casa sua, per condurlo in carcere.

Non hanno, invece, ancora un nome e un volto, i ladri che nel pomeriggio di ieri hanno saccheggiato due appartamenti di via Ludovico Ariosto, prosecuzione dell’omonima piazza, in zona semicentrale di Lecce. Sul caso indagano gli agenti di polizia della squadra mobile. I poliziotti delle volanti sono intervenuti in zona intorno alle 17, quando i rispettivi proprietari delle abitazioni prese di mira, che sorgono in condomini diversi della stessa via, si sono accorti delle effrazioni e della sparizione di gioielli. In un caso, in particolare, il bottino, composto di gioielli, è stato particolarmente sostanzioso, perché quantificato in circa 35mila euro. E sempre preziosi, per un importo però inferiore, sono stati sottratti anche nel secondo caso. La vicenda lascia presagire l’esistenza di un’unica banda specializzata, che predilige il capoluogo, non fosse altro perché nell’area, non lontano dal rione Salesiani, ha già colpito anche altre volte, e perché l’orario è pressappoco sempre lo stesso. Qualcosa sull'identià potrebbe emergere dalle analisi della polizia scientifica su eventuali tracce e impronte. 

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