"Last hole", rapine con il buco: i tre in silenzio. E si cercano due complici

I brindisini arrestati per gli assalti agli uffici postali di Caprarica e Cannole non rispondono al gip. E le indagini vanno avanti

BRINDISI  - Giuseppe Roberto Niccoli, 61enne di Brindisi, Salvatore Quinto, 53 anni di Brindisi e Oronzo Sgura, 55 enne di Ostuni, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere nel corso degli interrogatori di garanzia che si sono svolti fra ieri e oggi. I tre sono accusati di essere rapinatori seriali di banche e uffici postali con la tecnica del buco: cercavano locali vuoti attigui agli edifici da assaltare e attendevano il mattino per sbucare all’improvviso e cogliere tutti di sorpresa.

A loro sono contestate la rapina ai danni dell’ufficio postale di Caprarica di Lecce del 23 gennaio scorso e quella tentata a un altro ufficio postale, a Cannole, risalente al 13 aprile, quando i carabinieri della Sezione operativa di Lecce tesero un’imboscata, cogliendoli in flagranza.

Non solo. Fra questi due episodi, se ne colloca un altro rimasto solo nelle intenzioni, quello alla Credem di Lizzanello del 14 marzo. Sarebbe sfumato dopo aver preparato tutto a puntino per un fatto tecnico indipendente dalla banda. I sistemi informatici entrarono in tilt, quel giorno. Niente operazioni di cassa, con tanto di avviso alla clientela. Ragion per cui, per quell’episodio, è stato possibile contestare solo la violazione di domicilio. Cioè dell’appartamento nel quale erano entrati per forarne la parete.

E non è tutto. Ci sono anche altri aspetti al vaglio degli investigatori. Non si esclude che altri episodi possano essere andati a buon fine, anche nelle province vicine. Tanto che le indagini sono ancora in corso. Di sicuro, i tre avrebbero studiato la fattibilità di molti più colpi, con sopralluoghi in mezza provincia di Lecce, davanti a obiettivi sensibili, e, soprattutto, potrebbero essere stati affiancati da altri complici al momento ignoti.

Si tratterebbe di soggetti “ingaggiati” con lo scopo preciso di guidare due autovetture che compaiono nelle azioni, una Lancia Y e una Fiat Punto.  Secondo l’accusa, infatti, ad agire sarebbero  stati proprio  in cinque, con due che compivano materialmente gli assalti, un terzo a fare da palo, all’esterno, con una ricetrasmittente per comunicare, e altri due che potrebbero aver assolto al ruolo di autisti.

Ma, intanto, i tre in arresto mantengono le bocche cucite. Questa mattina Niccoli, davanti al giudice per le indagini preliminari Sergio Mario Tosi del Tribunale di Lecce. Ieri Quinto e Sgura, per rogatoria, davanti al gip Stefania De Angelis del Tribunale di Brindisi. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Danilo Di Serio, Serafino De Bonis e Giacomo Serio.

Da Brindisireport.it

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