Lavoratori dei Consorzi e immigrati: doppia protesta dei sindacati in prefettura

Cgil, Cisl e Uil impegnati su due fronti: finanziamento dei Consorzi e pagamento stipendi; e permessi di soggiorno fino a 24 mesi

LECCE – Doppia protesta dei sindacati questa mattina in via XXV luglio. I segretari di Cgil, Cisl e Uil hanno impegnato i vertici prefettizi su due vertenze diverse, ma ugualmente complesse. La prima riguarda i Consorzi di bonifica, con particolare riferimento alle terre d’Arneo; la seconda relativa all’estensione del permesso di soggiorno per gli immigrati.

I referenti di Fai Cisl, Flai Cgil e Filbi Uil, Salvatore Greco, Antonio Gagliardi e Valerio Quarta hanno incontrato il vice gabinetto della prefettura, Emanuela Pellegrino, mentre i lavoratori dei Consorzi reclamavano i loro stipendi sotto i portoni della prefettura. Dal mese di febbraio, infatti, sono rimasti all’asciutto a causa di una legge di riordino, utile al finanziamento di questi enti, che la Regione ha lasciato incomprensibilmente in sospeso. In più i segretari hanno lamentato l’assoluta assenza di un confronto sindacale con l’amministrazione ed il mancato rinnovo del contratto nazionale di lavoro, scaduto nel dicembre 2014.

“Speriamo di poter ricevere al più presto un segnale positivo per i lavoratori – ha detto spiegato Salvatore Greco della Cisl –; la dottoressa Pellegrino ha assicurato  la sua disponibilità ad intervenire presso il governatore della Puglia, Michele Emiliano, affinché la Regione si adoperi per il completamento della legge e si è anche impegnata a sollecitare la parte datoriale, Snebi, per la ripresa delle trattative relative al Ccnl”.

“L’assenza del commissario dei Consorzi di bonifica all’incontro di questa mattina la dice lunga – ha proseguito il sindacalista -: forse la gestione di questi Consorzi prescinde dal pagamento degli stipendi? Al di là delle diatribe politiche, pretendiamo risposte concrete e urgenti”.

Un passo indietro nel tempo è utile per ricostruire, a grandi linee, la vertenza. Il problema del finanziamento dei Consorzi di bonifica affonda le sue origini nel 2003 quando, in seguito alla sospensione del tributo 630 pagato dai contribuenti, questi enti hanno cominciato ad accumulare debiti su debiti. Da parte sua il governo di via Capruzzi ha sbloccato solo 2,5 milioni di euro (sugli 8,5 milioni stanziati con la legge di Bilancio 2016) unicamente per l’attività di irrigazione e, peraltro, a favore di tutti e quattro Consorzi commissariati operanti in Puglia. Ciò ha determinato una grave discriminazione tra dipendenti impiegati nell'attività di irrigazione e il resto dei colleghi, impiegati in altre attività, e per questo esclusi dalla retribuzione.

Alcuni tra loro versano già in condizioni economiche preoccupanti al punto che in molti lamentano la difficoltà ad onorare i prestiti ed i mutui contratti con le banche.  In più, sottolineano i sindacalisti, non è possibile sottovalutare la portata del servizio di bonifica che rimane indispensabile: gli enti sono infatti chiamati a svolgere non solo l’attività di irrigazione, ma anche quelle inerenti alla salvaguardia del territorio ed alla prevenzione degli incendi. “Basta un esempio per comprendere la gravità della situazione – ha spiegato un lavoratore ai margini del sit-in -: il solo territorio dell’Arneo è attraversato da 700 chilometri di canali e, in assenza di un’adeguata manutenzione, i paesi circostanti vanno incontro a possibili allagamenti”.

Per quanto riguarda, nello specifico, la situazione del Consorzio Ugento Li Foggi, i sindacati hanno ricevuto rassicurazioni, da parte del direttore, relative all'assunzione dei lavoratori stagionali che avverrà nei prossimi giorni. Il ritardo pare essere dipeso unicamente da questioni burocratiche.

20160628_110725-2I sindacati sono scesi in campo, oggi, anche per difendere i diritti di un’altra categoria di lavoratori, particolarmente svantaggiata: parliamo degli stranieri che, in caso di cessazione di un rapporto di lavoro, hanno 12 mesi di tempo appena per trovare una nuova occupazione e vedere regolarizzata la propria posizione nel Paese. I segretari di Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato una manifestazione anche a Lecce, come nel resto d’Italia, per chiedere che i tempi per il rinnovo del permesso di soggiorno vengano raddoppiati, fino a raggiungere i 24 mesi. I lavoratori immigrati subiscono infatti, al pari degli altri, gli effetti disastrosi della crisi economica sul tessuto occupazionale italiano, al punto che il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 18 percento nel giro di pochi anni. La tentazione di ricorrere al lavoro nero, sotto il giogo pesante del ricatto occupazionale, rende questa protesta una vera battaglia di civiltà che mira a difendere la legalità nel mercato del lavoro.

Nel documento unitario, sottoposto all’attenzione del prefetto dai segretari generali Salvatore Arnesano, Antonio Nicolì e Salvatore Giannetto, si trovano i dati che fotografano una situazione poco incoraggiante: “Tra il 2014 ed il 2015 oltre 300 mila permessi non sono stati rinnovati. Circa 100 mila stranieri si sono trasferiti all’estero e i restanti 200 mila sono scivolati nell’illegalità del lavoro sommerso, spesso con conseguenze ancora più drammatiche per i loro familiari a carico, con particolare riferimento ai minori, magari nati in Italia”.

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A tutto ciò si accompagna poi una difficoltà derivante dalla impossibilità attuale delle questure di verificare i contributi relativi alle prestazioni lavorative “occasionali” che non compaiono nella banca dati Inps  e che rischiano, quindi, di prorogare ulteriormente i tempi o addirittura sospendere la valutazione delle istanze. Per queste ragioni, oltre alla proroga, i sindacati chiedono al governo di sanare le posizioni dei migranti che hanno già perso il permesso di soggiorno e di inasprire la lotta al lavoro nero ed al grave sfruttamento che ne deriva. 

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