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Cronaca

Centinaia di lavoratori sfruttati nei campi fotovoltaici, inflitti 90 anni di reclusione

Dopo dodici anni dalla clamorosa inchiesta su alcuni cantieri nel Leccese e nel Brindisino di “Tecnova Italia s.r.l.”, arriva il verdetto della Corte d’Assise di Lecce: sette condanne e cinque assoluzioni

LECCE/BRINDISI - Centinaia di operai, la maggior parte dei quali provenienti da Guinea, Marocco, Senegal e Tunisia, sarebbero stati trattati come schiavi nei cantieri fotovoltaici nel Leccese e nel Brindisino di “Tecnova Italia”. A stabilirlo è stato il verdetto emesso oggi dalla Corte d’Assise di Lecce che ha riconosciuto l’esistenza di un’associazione a delinquere dedita ai reati di riduzione in schiavitù ed estorsione aggravata. 

Tra le accuse, mosse a vario titolo ai 12 imputati, c’erano anche quelle di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di indicazioni fasulle in busta paga finalizzate a non versare i contributi, ma per queste è stata dichiarata l’intervenuta prescrizione.

Il dispositivo letto in tarda mattinata dal giudice Pietro Baffa, presidente della Corte composta dalla collega Maria Francesca Mariano e dai giudici popolari, ha comportato sette condanne e cinque assoluzioni.  

Le pene più alte sono state inflitte ai tre uomini ritenuti al vertice dell’organizzazione: 18 anni di reclusione al socio amministratore Fernando Josuè Martinez Bascunana, spagnolo di 49 anni, e 16 anni ciascuno per il socio colombiano Luis Miguel Castellanos Cardenos, di 44, e Luis Manuel Nunez Gutierrez, di 50, spagnolo, amministratore, della sede brindisina di Tecnova. 

E ancora, dieci anni a testa per: gli spagnoli Laura Martin Garcia, 43 anni, e Didier Canedo Gutierrez, 31 anni, il marocchino Brahim Lebhihe, di 38, e il capo cantiere Andres Felipe Castellanos Higuera, 45, colombiano.

La lunga vicenda giudiziaria è invece terminata con un’assoluzione “per non aver commesso il fatto” per: la responsabile amministrativa Manuela Costabile, brindisina di 36 anni, e le sue collaboratrici dell’ufficio di Brindisi, Tatiana Tedesco, di 37, anche lei brindisina, e Anna Maria Bonetti, 39 anni, di San Pietro Vernotico; i brindisini Marco Damiano Bagnulo, di 33 anni, Cosima De Michele, di 68, titolari dello studio B.D. Consulting Firm srl., accusati di aver avviato i lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno o col permesso scaduto, alla Tecnova.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro novanta giorni.

Un momento della protesta, nelle scorse settimane, in piazza Sant'Oronzo, a Lecce.-3-2

Le indagini

A puntare i riflettori sulle condizioni lavorative in alcuni cantieri, come quelli di Collepasso, Francavilla Fontana, Galatina, Nardò e San Pancrazio Salentino, furono le indagini condotte nel 2011 dagli agenti della squadra mobile di Lecce e dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Brindisi, coordinate dal sostituto procuratore della Dda Alessio Coccioli (oggi aggiunto alla Procura di Bari). 

I lavoratori sarebbero costretti a turni massacranti: avrebbero trasportato materiale pesante per dodici ore di fila, quando necessario anche di notte e nel fango sotto la pioggia, incluso il weekend, per salari inferiori a quelli indicati nelle buste paga, o comunque insufficienti al sostentamento. Nessuno avrebbe potuto ribellarsi e neppure aprire bocca in caso d’infortuni, perché i capi cantiere li avrebbero tenuti sotto scacco minacciando il licenziamento.

Questo è quanto appurò il pm che, al termine degli accertamenti, stilò un elenco con 438 persone offese. Di queste, oltre 300 erano parti civili al processo (rappresentate, tra gli altri, dagli avvocati Salvatore Centonze, Francesco Spagnolo, Alessandro Stomeo, Giuseppe Milli, Maurizio Scardia, Americo Barba, Marco Pezzuto ed Edwige Sforza) insieme alla Provincia di Lecce (con l’avvocata Francesca Conte) e hanno ottenuto il risarcimento del danno in separata sede. 

Nello stesso procedimento furono coinvolte altre tre persone che, già in sede di udienza preliminare, furono prosciolte dal giudice Giovanni Gallo con la formula “per non aver commesso il fatto”.

Facevano parte del pool della difesa, gli avvocati Pantaleo Cannoletta, Cristiano Solinas, Maurizio Memmo, Ivan Feola, Sergio Luceri del Foro di Lecce, e Ladislao Massari, Lillo Gianvito, Fabio Di Bello, Antonella Maglie e Pasquale Rizzo del Foro di Brindisi.

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