Lavoratori sfruttati per la raccolta dei pomodori: rinviati a giudizio i due titolari

Dalle paghe irrisorie alle condizioni di vita fatiscenti, di questo parlerà il processo sull’azienda Flora, di Monteroni, che si aprirà il 3 febbraio prossimo

MONTERONI - Costretti a lavorare fino a 13, ma anche 15 ore al giorno, per appena 0,80 centesimi per la raccolta di una cassetta di pomodori. Alcune prestazioni poi, come quella di caricare le cassette con gli ortaggi su un camion avevano l’obbligo di svolgerle gratuitamente altrimenti, nella migliore delle ipotesi, sarebbero stati minacciati di perdere i soldi guadagnati fino a quel momento, nella peggiore, sarebbero stati aggrediti fisicamente. Ha raccontato questo l’inchiesta che il 18 agosto di un anno fa portò all’arresto (nella foto, un momento della conferenza stampa) di Ali Zulfiqar, un 35enne pakistano accusato di tenere sotto scacco 32 lavoratori stranieri, gran parte dei quali suoi connazionali, in contrada Puricino, a Monteroni di Lecce. Di più lo aggiungerà forse il processo che riguarderà altre due persone, accusate di aver gestito, insieme al “capo cantiere” Zulfiqar (per il quale si è proceduto separatamente), questo sistema malato. Stiamo parlando di Anna Flora Angelelli, di 58 anni, e Franco Notaro, di 62, residenti a San Pietro in Lama, la prima nella veste di titolare, il secondo come gestore di fatto, dell’azienda agricola Flora.

A disporre il rinvio a giudizio è stato oggi il gup Michele Toriello che ha fissato al 3 febbraio la prima udienza, davanti ai giudici della prima sezione penale.

Oltre alle paghe irrisorie, ai riposi settimanali e alle ferie negate, è lungo l’elenco delle vessazioni che gli operai (due dei quali senza permesso di soggiorno e uno col permesso scaduto) avrebbero subito nell’estate del 2018, pur di  lavorare per mantenere le famiglie lontane. E’ per amore dei loro cari che avrebbero accettato di vivere in condizioni a dir poco fatiscenti, come quella di dormire su materassi sporchi e in spazi ristretti. In 25 avrebbero convissuto nel casolare di pertinenza dell’azienda agricola e alcuni in un sotterraneo privo di areazione ed illuminazione, avendo a disposizione un solo bagno; per dissetarsi e lavarsi, avrebbero dovuto impiegare l’acqua usata per irrigare i campi.

Nel processo che si aprirà sarà imputato anche Muhammad Usman, un 28enne Gujranwala (Pakistan), residente a Monteroni. Per lui l’accusa è di falsa testimonianza, perché ascoltato in sede di incidente probatorio nell’ambito del procedimento penale a carico di Zulfiqar affermava che ai lavoratori erano forniti tutti gli strumenti di protezione individuale (guanti, scarpe e cappelli). Circostanza questa smentita dai controlli svolti da investigatori e personale Asl durante le indagini.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Elvia Belmonte e Mariangela Calò.

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