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Cronaca Corsano

Lavori in una scuola in odor di tangente, assolti ex sindaco di Corsano e altri sei imputati

Emesso oggi il verdetto dei giudici della seconda sezione penale nel processo sulla gara che, per l’accusa, fu pilotata in cambio di 20mila euro

CORSANO - Nessun colpevole nel processo finalizzato a chiarire se ci fu la richiesta di una tangente di 20mila euro dietro ai lavori di ristrutturazione di una scuola elementare a Corsano e che a imporla fu l’allora sindaco Biagio Martella, di 53 anni. 

Oggi, il collegio della seconda sezione penale del tribunale di Lecce, presieduto dal giudice Pietro Baffa, ha emesso una sentenza di assoluzione sia nei riguardi dell’ex primo cittadino che di altri sei imputati, accusati, a vario titolo, di corruzione per un atto contrario ai propri doveri d’ufficio, di turbata libertà degli incanti e di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale. Quest'ultima accusa è stata riqualificata al termine del dibattimento in quella di falsità ideologica. 

I giudici sono entrati nel merito dell’assoluzione, eccetto che per due posizioni per le quali è stata dichiarata l'intervenuta prescrizione. Si tratta dell’ingegnere Sebastiano Chiarello, 42 anni, di Tricase,  e Antonio Bisanti, 59, di Corsano.

Si sono rivelate infondate le accuse per tutti gli altri: Martella e il fratello Giorgio, di 48 anni; l’architetto Chiara Chiarello, di 33, residente ad Alessano; l’ingegnere Emiliano Zampironi, di 47, di Gagliano del Capo; l’architetta Fernando Zocco, di 61, di Tricase.
Le motivazioni saranno depositate entro sessanta giorni.

A difendere gli imputati ci hanno pensato gli avvocati Luciano De Francesco, Luca Puce, Fernando Amoroso, Luigi Covella, Francesco Nutricati, Antonio Frisullo, Mario Simonetti, Fabio Ruberto, Simone Viva. 

Coinvolto nello stesso procedimento, Antonio Bleve, 53, di Corsano, quale dirigente dell’ufficio tecnico, invece, patteggiò, in sede di udienza preliminare, un anno e due mesi di reclusione, pena sospesa, per turbativa d’asta e falso, e ottenne il proscioglimento dal reato di corruzione.

L’inchiesta

A dare il via alle indagini, coordinate dall’allora pubblico ministero presso la Procura di Lecce Roberta Licci, fu un esposto anonimo arrivato ai carabinieri poco prima dell’apertura delle buste saranno.

Stando alle carte dell’inchiesta, tutto sarebbe scaturito dal seguente accordo: Sebastiano Chiarello si sarebbe occupato del progetto preliminare (datato 11 maggio 2015) per un importo di 985mila euro con il quale il Comune partecipò al bando della Regione Puglia predisposto per il recupero e la riqualificazione del patrimonio infrastrutturale degli istituti scolastici pugliesi, con la promessa di ottenere in cambio la direzione dei lavori in una scuola elementare del paese.

La paternità del progetto se la sarebbe attribuita il dirigente comunale Bleve, lo stesso che in seguito, dispose, con la determina del 5 aprile 2017, un bando di gara per la progettazione definitiva con oggetto “l’adeguamento sismico dell’edificio scolastico, la ristrutturazione della palestra, adeguamento e attrezzatura refettorio e cucina, impianto antincendio finalizzato all’ottenimento del certificato” per una cifra complessiva di 99mila 355 euro, quindi di poco inferiore alla soglia di 100mila euro che avrebbe imposto una gara a evidenza pubblica.

Come contropartita, però, il professionista per essere il “prescelto” su tutti i partecipanti avrebbe dovuto versare una tangente di 20mila euro. A pretenderla, sempre secondo l’accusa, sarebbe stato il primo cittadino: la somma avrebbe dovuto essere versata da Zampironi a Chiara Chiarello che, secondo le indicazioni dei pubblici ufficiali, avrebbe dovuto essere indicata nell’offerta come collaboratrice della redazione del progetto definitivo, e che a sua volta avrebbe provveduto a consegnarla in contanti al fratello del sindaco.

Quanto agli altri, dall’accordo, Bisanti, che aveva redatto una parte del progetto preliminare, avrebbe ottenuto l’incarico come consulente esterno nella progettazione definitiva. Questo con Fernando Zocco risponde anche di turbata libertà degli incanti perché quando Chiarello manifestò l’intenzione di non partecipare alla gara pilotata, lo avrebbe minacciato per sollecitarlo a presentare la domanda con frasi del tipo: “Sebastiano tu sei giovane, se ti comporti in questa maniera sarai tagliato fuori per sempre da tutti i lavori pubblici”.

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