Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Lavori nel poliambulatorio di Martano, funzionario Asl torna in libertà

Dopo cinque mesi ai domiciliari, Fiorenzo Pisanello avrà come unico obbligo quello di presentarsi alla polizia giudiziaria. Attesa per il 15 ottobre l’udienza preliminare nata dall’inchiesta “Unfinished work”

LECCE - E’ tornato in libertà, dopo aver trascorso cinque mesi ai domiciliari, Fiorenzo Pisanello, 66 anni, di Lecce, finito nell’inchiesta “Unfinished work” sui lavori mai ultimati nel poliambulatorio di Martano, in qualità di responsabile dell’area gestione tecnica della Azienda sanitaria e responsabile unico del procedimento, oggi in pensione.

La misura cautelare è stata revocata, su istanza dei difensori Roberto Rella e Rosalba Pendinello, e sostituita con l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria dal giudice Sergio Tosi, dinanzi al quale il 15 ottobre si svolgerà l’udienza preliminare per discutere la richiesta di rinvio a giudizio che riguarderà Pisanello e altre cinque persone.

Si tratta di: Antonio Leo, 56 anni, di Soleto, all’epoca dei fatti in servizio presso l’area tecnica della Asl e direttore dei lavori di ristrutturazione e dal gennaio 2020 dipendente come funzionario amministrativo presso l’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico “De Bellis” di Castellana Grotte, a Bari; Francesco Reddavide, 67 anni, di Adelfia (Bari), socio, amministratore unico e rappresentante legale di “Atitecnica85 srl”, a Brindisi, colpito dal divieto di esercitare attività d’impresa per un anno; il direttore di cantiere, in rappresentanza della società mandante “Electra srl” dell’Ati esecutrice dei lavori Gaetano Natuzzi, 39 anni, di Gioia del Colle (Bari), e gli amministratori dell’Ati Cosimo Partipilo, 49, di Modugno (Bari), e Salvatore Martinelli, 60, di Taranto.

Le accuse contestate a vario titolo nell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Alessandro Prontera con i finanzieri della compagnia di Otranto sono: peculato, abuso d’ufficio, frode nelle pubbliche forniture, falsità materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

Questi i reati emersi dalle indagini secondo le quali sarebbero stati erogati soldi da enti pubblici per lavori che risultavano falsamente completati nel 2015.

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