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Cronaca

Lavori non pagati e controlli stradali mirati: non reggono le accuse su un carabiniere

Emesso oggi il verdetto di assoluzione nei riguardi di un ex comandante di una stazione locale accusato di concussione. Per lui, la Procura aveva chiesto 4 anni e mezzo

LECCE -Si è chiusa con un’assoluzione con la formula “perché il fatto non sussiste” la vicenda giudiziaria che vedeva al banco degli imputati per concussione l’ex comandante di una stazione locale dei carabinieri.

In particolare, secondo la ricostruzione degli inquirenti, l’imputato avrebbe  costretto un imprenditore ad accettare le sue condizioni di pagamento in merito a lavori di manutenzione straordinaria in un immobile di proprietà, arrivando, in caso di rifiuto, a disporre mirati controlli stradali nei suoi riguardi.

 Ma la difesa, rappresentata dall’avvocato Gianpiero Tramacere e dall'avvocata Laura Minosi, è riuscita a smontare completamente il quadro accusatorio attraverso una consulenza tecnica depositata nel processo discusso col rito abbreviato dinanzi al giudice del tribunale di Lecce Angelo Zizzari, nel quale la persona offesa era parte civile con l’avvocato Antonio Bolognese.

L'accusa aveva invocato 4 anni e mezzo

Stando alle carte dell’inchiesta, svolta dai carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Lecce sotto la direzione della sostituta procuratrice Donatina Buffelli, il comandante prima avrebbe costretto il malcapitato a eseguire gli interventi per un importo di gran lunga inferiore a quello indicato nel preventivo; poi ad accontentarsi degli acconti versati con quattro bonifici, per la somma totale di 11mila euro; infine, a rinunciare a chiedere il saldo delle somme dovute, complessivamente pari a oltre 45mila 600 euro per lavori iniziati nel luglio 2019 e completati nel 2021, riferendo che se avesse continuato a pretendere il pagamento, si sarebbe reso autore di una persecuzione senza fine.

Dalle parole sarebbe passato ai fatti, con mirati e approfonditi controlli stradali nei riguardi del costruttore, sin dai primi interventi, quando quest’ultimo, dopo aver realizzato il massello, verificata l’indisponibilità del committente a versargli un acconto inferiore alla somma di 5mila euro, sospese i lavori. Nel giro di una settimana, fu così destinatario di due contravvenzioni: il 2 luglio, per guida senza casco, e il 9 luglio, per guida di mezzo sottoposto a fermo amministrativo, ricevendo poi sollecitazioni di questo tipo: “Non hai capito che devi finire il lavoro”, “ti seguito”, “fai quello che ti dico io altrimenti”, “se non spicci la fatica, non ti faccio più lavorare”. A quel punto, la presunta vittima avrebbe ripreso i lavori, senza ricevere alcun acconto, e ottenendo solo dalla fine di settembre piccoli versamenti. 

Le cose sarebbero peggiorate, quando ultimata l’opera, l’imprenditore avrebbe preteso il saldo e il comandante avrebbe intensificato gli accertamenti stradali nei suoi riguardi: quattro verifiche tra novembre e dicembre 2022, all’esito delle quali furono elevate altrettante contravvenzioni, tre per mancato uso della cintura di sicurezza e una per usura e lesioni del pneumatico posteriore. L’ultima sanzione amministrativa, sempre per mancato uso della cintura, risale allo scorso 21 marzo, ma in questo caso, l’uomo riuscì a fare inserire, per la prima volta, nel verbale che il maresciallo gli voleva togliere la patente. 

 Questa la ricostruzione su cui la pm aveva fondato la richiesta di condanna a 4 anni e mezzo di reclusione.

Ma alla luce del verdetto, il giudice è giunto a conclusioni opposte che saranno motivate entro novanta giorni.

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