Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Securpol non paga, i vigilanti incrociano le braccia. Presidio all’ingresso dell’ospedale

La ditta appaltatrice proseguirebbe nelle sue inadempienze contrattuali. Lavoratori allo stremo, sindacati annunciano azioni legali e chiedono alla Asl di Lecce di recedere il contratto. “Azienda trattata con i guanti di velluto”

LECCE – Dalla proclamazione dello stato d’agitazione allo sciopero il passo è stato breve. E quasi inevitabile, per i dipendenti dell’istituto di vigilanza Securpol Security che oggi hanno deciso di incrociare le braccia. Esasperati dai continui ritardi, spiegano, con cui vengono erogati gli stipendi. E che costringono decine di famiglie ad arrivare, ogni fine mese, con l’acqua alla gola. Questa mattina 22 vigilanti, traghettati dalla ditta Velialpol nella nuova società i primi di giugno, hanno tenuto un presidio di protesta davanti all’ingresso del Vito Fazzi, organizzato dai sindacati Cisal ed Ugl. Il primo passo di una battaglia che si preannuncia lunga e che mira ad un obiettivo chiaro, come spiegano i referenti provinciali Vito Perrone e Antonio Verardi: la rescissione, da parte della Asl di Lecce, del contratto di appalto che impegna la società Securpol sul lotto 1. Ovvero: ospedale del capoluogo, “Vito Fazzi”, polo oncologico e Sert.

L’azienda, come evidenziato dai sindacati già un paio di settimane addietro, risulterebbe inadempiente rispetto agli obblighi del contratto nazionale di categoria. In buona sostanza, aggiunge il sindacalista Cisal, Vito Perrone, la corresponsione degli stipendi slitterebbe, quasi automaticamente, di giorno in giorno. Senza che si abbia cognizione precisa della data di pagamento degli arretrati. E secondo un modus operandi che, a detta degli interessati, sarebbe addirittura di lungo corso. “Quando lavoravamo al soldo di Velialpol questi ritardi non si verificavano – precisa Cosimo Invidia, segretario provinciale della federazione Sicurezza civile di Ugl -. Ora la puntualità è un sogno, e tutto questo nonostante le continue diffide indirizzate alla Asl di Lecce, cadute nel vuoto”.

A conti fatti, oggi mancano all’appello quattoridicesima e stipendio del mese di luglio. “Securpol è guidata da un management poco credibile – aggiunge il sindacalista Perrone – che non solo non ha mai rispettato le regole, ma si permette anche il lusso di vessare anche i propri dipendenti”. A far da sfondo a questa diatriba di tipo economico, che nasce dalla solita sequenza di ritardi che vede in prima linea la pubblica amministrazione, seguita a catena dalle aziende aggiudicatarie degli appalti, vi sarebbe il contraltare di presunte minacce a carico di qualche vigilante. Sfociate in una denuncia firmata proprio da un lavoratore cui, preannunciano Perrone e Verardi, si sommeranno le azioni legali intraprese dai due sindacati.

Donato Mazzeo, segretario Cisal, mette altra carne sul fuoco. Per lui, al danno si aggiungerebbe “la beffa di dover lavorare dalle 12 alle 15 ore al giorno, utilizzando i propri mezzi di trasporto per recarsi sul luogo di lavoro, senza un rimborso della benzina per lunghi tragitti”. “Un’imposizione” sulle maestranze che, a suo dire, sarebbe divenuta una prassi gestionale adottata “da quasi tutti gli istituti di vigilanza della provincia”.

I sindacati intanto hanno deciso di suscitare l’attenzione delle autorità, prefettura in primis, per scrivere la parola fine sull’annosa vertenza. “Non possiamo continuare a comportarci come degli esattori che, ogni mese, si accertano che l’azienda sanitaria locale abbia emesso le fatture per Securpol – prosegue Perrone -. Se la società è priva della liquidità necessaria per anticipare il saldo delle fatture, in modo da retribuire la forza lavoro, dovrebbe lasciare l’impianto”.

In buona sostanza, avverte Verardi, la Asl avrebbe usato nei confronti di Securpol, “i guanti bianchi”. “Un atteggiamento di incomprensibile tolleranza, quando si potevano adottare gli adeguati provvedimenti già in sede di aggiudicazione della gara”. Lo scotto che oggi paga l’anello debole della catena sarebbe, per i due sindacalisti, “il risultato di un sistema di aggiudicazione delle gare pubbliche al massimo ribasso, che non garantisce né i livelli occupazionali, né le dovute spettanze”.

In merito si è attivata anche la segreteria provinciale di Cisl che ha richiamato il direttore generale della Asl di Lecce, Valdo Mellone, alla responsabilità solidale nei confronti della ditta appaltatrice. “Ci ritroviamo a richiamare tale responsabilità in quanto Securpol Security ha erogato ai lavoratori interessati la retribuzione di giugno con un mese di ritardo e, a tutt’oggi, non ha ancora corrisposto la retribuzione di luglio”, scrivono Carmela Tarantini e Ivan De Pandis, preannunciando di voler dare seguito ad ogni azione, sindacale e non, per dare seguito a quanto previsto dagli specifici decreti legislativi.

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