Le attività del clan nell'entroterra salentino: dalle rapine ai "cavalli di ritorno"

L'indagine avviata nel 2013, a seguito di cinque fermi per rapina, dai quali è stato poi possibile risalire all'organizzazione struttura in maniera verticistica

Le zone di interesse

LECCE – Il raggio di azione del gruppo criminale comprendeva un’area piuttosto vasta del Salento. Una zona sottoposta ai voleri prepotenti del gruppo e i cui cittadini non hanno neppure osato opporsi. Ma il bacino di “utenza”, prevalentemente, era quello compreso tra Noha, Galatina, Cutrofiano e, soprattutto, Sogliano Cavour, dove per poter spacciare era necessario versare una “quota” di 5mila euro. Al vertice del sodalizio, circa 31 individui “coordinati” da Michele Coluccia, noto personaggio di spicco della Sacra Corona Unita.  L’attività prevalente dell’associazione era quella relativa al traffico di sostanze stupefacenti, delle estorsioni, dei furti e della detenzione di armi. I proventi delle attività venivano, in parte, utilizzati anche per il sostentamento dei sodali detenuti, per influenzare e talvolta corrompere pubblici amministratori che assicuravano, anche in cambio della “protezione” e del sostegno dell’organizzazione, agevolazioni economiche per gli affiliati in danno degli effettivi aventi diritto.

Le indagini

L’attività investigativa parte il 27 febbraio di quattro anni addietro, quando Ballarino e altri quattro individui, tutti originari di Cutrofiano, Sogliano Cavour e Corigliano d’Otranto, sono stati arrestati per tentata rapina ai danni di un supermercato di Corigliano d’Otranto. Le successive indagini hanno poi permesso di individuare un gruppo di 6 componenti, capeggiati da Cianci, individuato come responsabile della consumazione di almeno sei rapine ai danni di esercizi commerciali, avvenute tutte nell’hinterland magliese a partire dal mese di maggio del 2013. Successivamente, a luglio, Carmela Magnolo, madre di Cianci alla quale l'ex assessore avrebbe trovato un posto di lavoro in una cooperativa, viene trovata in possesso di 50 grammi di cocaina ed oltre un chilogrammo di “erba”. Anche in questo caso sono state attivate indagini che hanno consentito di accertare la correità nella detenzione e nello spaccio della sostanza stupefacente rinvenuta, anche da parte di Cianci e Ballarino.

Da quegli elementi è anche emerso che i principali indagati – Magnolo, Cianci e Ballarino – gestivano una organizIMG_4727-3zazione finalizzata allo spaccio di droga. Già in quel contesto è emersa da subito l’esistenza di un collegamento tra la malavita di Galatina – Noha ed il gruppo di Sogliano Cavour per l’approvvigionamento di sostanze stupefacenti, attraverso il canale “Coluccia”. Ma non è tutto. Verso la fine del 2013 e l’inizio del 2014 l’attività si è incentrata su alcune estorsioni ai danni di proprietari d auto. Anche in quel caso, dopo diverse indagini, è emerso il coinvolgimenti di Cianci e del suo gruppo. L’attività dei carabinieri ha permesso di acquisire elementi di colpevolezza a carico di numerosi indagati anche in materia di rapine, traffico di sostanza stupefacente e truffe. 

Estorsioni: le vittime non denunciano

L’attività estorsiva operata dal “gruppo di Sogliano” ha avuto evidentemente il fine di acquisire liquidità da reinvestire nel traffico di sostanze stupefacenti e rafforzare il controllo sul territorio da parte dell’associazione oltre a disvelare l’esistenza di una vera e propria struttura associativa finalizzata alla consumazione di più reati, con base operativa nel territorio del comune di Sogliano Cavour, dove la popolazione del luogo ne riconosce la capacità delinquenziale e la forza intimidatrice. Questa struttura, per gli inquirenti, vedrebbe a capo Cianci direttamente supportato da Candido Massimo, avvalendosi della fidata collaborazione di Ballarino Alexander, Antonaci Giuseppe, Frassanito Rosario, Pedone Emiliano, e di altri 15 individui sui quali, di volta in volta,  potevano fare affidamento.

Nessuna delle vittime delle estorsioni ha sporto denuncia e coloro i quali sono stati, nel tempo, convocati dalle forze dell’ordine hanno fornito false indicazioni, a conferma della condizione di assoggettamento ed omertà conseguente alla forza di intimidazione dell’associazione.  Ma l’omertà è stata la carta vincente anche all’interno del sodalizio. La segretezza del vincolo, un costante stato di solidarietà, la forza d'intimidazione del vincolo associativo, il rispetto per il vincolo gerarchico, il metodo mafioso nelle ritorsioni, il mantenimento dei detenuti affiliati e delle loro famiglie sono tutti aspetti emersi e abbondantemente documentati durante questa attività d’indagine.

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I cugini Gugliersi ricoprono il ruolo di referenti diretti della famiglia Coluccia, e da loro avrebbero ricevuto ordini e direttive per i vari responsabili delle locali piazze, come il caso di Cianci per Sogliano Cavour. La loro posizione all’interno dell’associazione la si percepisce sia dal timore che Cianci ha dimostrato prima dell’incontro con Pasquale, sia perché in più circostanze è evidente che i Gugliersi di Noha decidono cosa fare e dirimono le varie controversie che si vengono a creare tra i vari gruppi. All’incontro per dirimere la questione tra Cianci e gli Epifani avrebbero infatti partecipato, tra gli altri, anche Gabriele Antonio De Paolis (genero di uno degli esponenti del clan Coluccia). 

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