Mercoledì, 4 Agosto 2021
Cronaca

Le condanne sgretolano i residui del clan Coluccia

Tra sentenze di primo e secondo grado, pesanti condanne per gli undici imputati nel processo "Fire and Forget". Una sola assoluzione e l'ipotesi di un'associazione è stata confermata anche in Appello

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Confermate quasi per intero le condanne di primo grado per il troncone degli otto imputati giudicati con l'abbreviato. Ventidue anni più un'assoluzione, il dispositivo della sentenza per la costola sotto processo con il rito ordinario. In appena 24 ore, si delinea il quadro giudiziario che pende sul presunto gruppo smantellato con l'operazione "Fire and Forget", in italiano "spara e dimentica", una tegola sui residui della manovalanza del clan Coluccia decapitato da blitz e condanne. Nel processo del terzetto giudicato con il rito ordinario, Donato Alessandro Nardò, 28enne di Aradeo, soprannominato "Padula Nocciolina", è stato condannato a undici anni e quattro mesi di reclusione. Emanuele Stifani, alias "Fulinaru", di 25 anni, residente a Galatina dovrà rimanere in cella per undici anni. Entrambi, si legge nel dispositivo, sono stati interdetti dai pubblici uffici per l'intera durata della pena. Francesco Ballarino, 30enne di Noha, è stato assolto perchè il fatto non sussiste.

In giornata sono fioccate anche le condanne di secondo grado per gli altri otto presunti esponenti dell'organizzazione che hanno optato per il rito alternativo. I giudici Centonze, Tanisi e Cucchiara hanno ritoccato le pene verso il basso per Antonio Donadei, alias "Ntuninu", 30enne di Aradeo, da sette anni e due mesi, a sei e per Osvaldo Graziano Giustizieri, 29enne, domiciliato ad Aradeo, la condanna è stata limata, in Appello, dai dodici ai dieci anni e quattro mesi. Confermate, in blocco, le sentenze di primo grado per Luca Donadei, di Aradeo, (5 anni), Sandro Giustizieri, quattro anni, Davide Liguori, quattro anni e dieci mesi, Emanuele Mighali, detto "Zimba", cinque anni e quattro mesi, Antonio Virgilio, alias "Toni Capirussu", quattro anni e otto mesi e Marco Gugliersi, 31enne di Noha alla condanna di cinque anni. Il collegio giudicante ha confermato l'ipotesi avanzata dalla pubblica accusa che ha delineato in dibattimento il gruppo strutturato come un'associazione a delinquere. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Francesca Conte, Luigi Corvaglia e Giancarlo Dei Lazzaretti.


Le indagini degli inquirenti concluse con la retata del 19 setttembre 2005 appurarono come la consorteria si fosse specializzata nell'approvvigionamento, nel traffico e nello smistamento di eroina, cocaina, hashish e marijuana, tra gli anni 2002-2003, sulla piazza dei Aradeo. I fratelli Antonio e Giancarlo Bianco si occupavano della fornitura e del successivo smistamento dello stupefacente ai sodali che, con mansioni diverse, provvedevano alla vendita al minuto della droga ad abituali tossicodipendenti e gestivano il controllo dell'illecito lucroso business mediante il pattugliamento del territorio e il recupero dei crediti. Secondo le indagini condotte dai carabinieri della compagnia di Gallipoli, Francesco Ballarino, presunto luogotenente dei fratelli Bianco, riceveva ordini e diposizioni sulle attività di spaccio. Osvaldo Graziano Giustizieri, referente per la piazza di Aradeo insieme con Vincenzo Cipressa e Salvatore Masciullo, avrebbe curato i rapporti con i fratelli Coluccia attraverso i fratelli Bianco, anelli di collegamento, con l'incarico di ritirare, ricevere, "lavorare", confezionare e consegnare le sostanze stupefacenti, ma anche di spacciare al minuto.

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