Le verità di Lucio, un nuovo lungo interrogatorio per l’assassino di Noemi

L'ex fidanzato della 16enne di Specchia assassinata e abbandonata nelle campagne è stato sentito nel carcere minorile di Bari

LECCE – Un lungo interrogatorio alla presenza del suo legale, l’avvocato Luigi Rella, nel carcere minorile di Bari, per raccontare una nuova o più dettagliata versione sulla morte di Noemi Durini, la 16enne di Specchia assassinata e ritrovata nelle campagne di Castrignano del Capo a distanza di dieci giorni dalla scomparsa il 3 settembre scorso. Lucio, l’ex fidanzato della ragazza assassinata, è comparso nuovamente dinanzi agli inquirenti, ultimo capitolo di una lunga storia di morte e misteri.

I due consulenti nominati dal gip del Tribunale per i minorenni hanno intanto stabilito che Lucio era capace di intendere e di volere al momento dei fatti e può sostenere il giudizio. Nel decreto di fermo il sostituto procuratore della Repubblica Anna Carbonara ha contestato l’omicidio premeditato, per aver provocato “la morte di Noemi prelevandola alle 4.51 dalla sua abitazione con la Fiat 500 di proprietà della sua famiglia e conducendola in aperta campagna colpendola con l’uso di corpi contundenti; con le aggravanti di aver commesso il fatto con premeditazione, per motivi abietti o futili e di aver agito con crudeltà”.

Il 18enne ha dichiarato “di essersi immesso lungo uno strada che lo conduceva verso il centro abitato di Castrignano del Capo ma prima di arrivarvi, svoltava a sinistra lungo una strada sterrata. Qui dichiarava di essersi parcheggiato e, con la scusa che si sarebbero fumati una sigaretta, scendeva dall’auto insieme a Noemi con la quale si addentrava in un uliveto dove poi, approfittando di un momento propizio, colpendola con un coltello al collo, continuando a colpirla con delle pietre alla testa”. Poi si sarebbe allontanato “dal luogo dei fatti repentinamente con la propria autovettura disfacendosi del manico del coltello avvolto nella propria maglietta in un luogo che non ha saputo indicare”.

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L’autopsia ha stabilito che Noemi era ancora viva quando fu sepolta con dei sassi e abbandonata nelle campagne di Castrignano del Capo all’alba del 3 settembre. Il medico legale ha indicato come causa del decesso la morte per asfissia. Non furono dunque le lesioni al collo compatibili con delle ferite da arma da taglio, e alcune alla testa riconducibili all’utilizzo di un corpo contundente come una pietra, a uccidere Noemi, che fu lasciata agonizzante a morire nella terra.

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