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Cronaca

Nessuna prova di affari con la droga: viene assolto e gli restituiscono 180mila euro

Un 39enne albanese era finito nei guai dopo aver pernottato a Lecce in casa di un sospettato di traffici di stupefacenti. L'ingente somma, in uno zaino. La difesa: "Soldi di un'azienda per una compravendita"

LECCE – Fu trovato con una borsa contenente 180mila euro in contanti. Una somma che la maggior parte degli esseri umani non riuscirà mai a vedere, tutta insieme, nell’arco della propria esistenza. E in più aveva pernottato in casa di un uomo sospettato di essere un trafficante di droga. Tuttavia, in assenza della prova provata di un coinvolgimento in affari di stupefacenti, Ilir Meli, 39enne albanese, domiciliato a Pieve a Nievole, in provincia di Pistoia, è stato assolto. E la somma, inizialmente sequestrata, restituitagli.

La vicenda per la quale era stato richiesto il processo nei confronti di Meli risale al luglio del 2016. Ma il procedimento è rimasto bloccato per lungo tempo a causa dell’irreperibilità dell’uomo. Ed ecco perché si è celebrato solo di recente. Per la precisione, nel dicembre del 2022, con rito abbreviato. E nei giorni scorsi la sentenza di assoluzione, emessa dal giudice per le indagini preliminari Marcello Rizzo, è divenuta definitiva. L’uomo era difeso dagli avvocati Alessandro Costantini Dal Sant e Giuseppe Erroi.  

Sorvegliavano un uomo, ne scovarono un altro

Meli era a Lecce, in quei giorni d’estate di otto anni addietro, presumibilmente ospite di Artur Malo, suo coetaneo, anch’egli albanese. Un uomo, quest’ultimo, effettivamente coinvolto in vicende giudiziarie riguardanti gli stupefacenti. Per il caso in questione, che verteva sul ritrovamento di poco più di 3 chili di marijuana e di una pistola semiautomatica con sette cartucce nel caricatore, nei confronti di Malo si sta procedendo separatamente.

Tutto accadde l’11 luglio del 2016, in una via del quartiere Rudiae. Una zona piuttosto appartata, non lontano dai binari della ferrovia. I finanzieri del Goa (Gruppo operativo antidroga) erano appostati nei paraggi, proprio perché avevano avuto sentore che Malo celasse droga in quantità fra l’abitazione in cui risiedeva in quel momento e un paio box auto che si trovavano nello stesso palazzo e che aveva preso in affitto. Solo che all’improvviso si trovarono di fronte a un paio di persone a loro sconosciute. Una di questa era, appunto, Ilir Meli, l’altra, un suo connazionale che sarebbe risultato fin quasi da subito estraneo a tutto.

Lo zaino con 180mila euro

I due furono notati sulla rampa d’accesso ai garage del condominio, per poi essere visti salire a bordo di un’auto e partire. Qualcosa insospettì i finanzieri. Sarà stata la circospezione ritenuta un po’ eccessiva di Meli, alla guida del mezzo. Tant’è. Decisero di fermare l’auto e controllare entrambi. Ebbene, dietro al sedile del conducente i militari fecero una scoperta a dir poco inattesa (e interessante): dentro uno zaino c’erano 180mila euro in banconote di vario taglio. E sul momento non sarebbe stata fornita una giustificazione precisa sul perché di tanti soldi.

Nessuno dei due, a ogni modo, aveva addosso qualcosa di particolare. Né armi, né droga. Solo Meli, in un borsello, custodiva un paio di chiavi. Una di queste, si scoprì, apriva uno dei box auto della palazzina nei pressi della quale l’uomo era stato notato. Tuttavia, il garage era vuoto. I finanzieri gli chiesero quindi di indicare dove avesse pernottato. Meli li condusse sull’uscio dell’appartamento in uso a Malo. Nessuna delle due chiavi, però, l’apriva e così i militari, per entrare, dovettero scavalcare dal balcone.

La pistola e la droga

In casa trovarono un mazzo di chiavi. Null’altro di interessante. Una chiave consentiva di aprire un secondo box del palazzo dove, in una busta di carta, scovarono un involucro di cellophane sigillato con nastro isolante contenente una decina di grammi di cocaina, una pistola Pardini con caricatore e sette cartucce (poi risultata rubata nel lontano 2008), un bilancino di precisione, un rotolo di nastro per imballaggio e tre corde nautiche.

Le perquisizioni non finirono lì. Perché i militari del Goa sapevano che Malo aveva in locazione anche un ripostiglio dentro un altro garage. E non a Lecce, ma a Merine, frazione di Lizzanello. E qui, in mezzo a cianfrusaglie varie, c’erano anche un paio di bidoni. In uno di questi, due panetti chiusi contenenti marijuana. Un terzo panetto e altri tre involucri, sempre con “erba”, erano nel secondo bidone. Per i ritrovamenti, a Meli, dunque, era stato contestato il concorso nello spaccio di stupefacenti e nel possesso della pistola. E i 180mila euro, posti sotto sequestro.

"I soldi? Di un'azienda di Tirana"

Ma come n’è uscito pulito da questa vicenda, il 39enne? Qualche mese dopo l’iscrizione nel registro degli indagati, la difesa di Meli chiese la restituzione della somma, producendo documentazione che avrebbe dimostrato il fatto che i soldi fossero di un’azienda di Tirana. In sostanza, sarebbero stati prelevati in banca dall’amministratore per essere affidati a un intermediario, il quale avrebbe dovuto usare 190mila euro per l’acquisto in Italia di macchinari edili. Tuttavia, l’affare non sarebbe andato in porto e Meli avrebbe ricevuto il denaro dall’intermediario, suo amico che evidentemente nutriva verso di lui una fiducia incondizionata, con l’incarico di riportarli in Albania.

Dichiarazioni notarili e una ricevuta hanno poi confermato il mandato di pagamento. La documentazione bancaria ha dimostrato anche il prelievo da parte della ditta, in più tranche, cioè dall’aprile al maggio del 2016, di 192mila euro per l’acquisto dei beni indicati nella dichiarazione notarile. Il gip, all’epoca, rigettò l’istanza di dissequestro, tuttavia, al momento del giudizio con rito abbreviato, si è arrivati all’assoluzione per una serie di motivi.

Assolto per non aver commesso il fatto

Sebbene il giudice Rizzo stesso abbia trovato più che sospetto il possesso di quella somma, nonostante la documentazione presentata dalla difesa, e non si possa quindi escludere a priori che provenisse da traffici illeciti, in assenza di prove concrete, tutto resta solo e soltanto un’ipotesi. Tanto più che addosso, Meli e l’altro uomo non avevano nulla di particolare, al momento delle perquisizioni, che il box aperto con la chiave in suo possesso era sostanzialmente vuoto, che non aveva la disponibilità di altre chiavi per aprire anche la porta di casa di Malo, di cui era stato evidentemente solo ospite.

In definitiva, droga e pistola non potrebbero che essere state nell’esclusiva disponibilità di chi abitava in quell’appartamento in modo fisso. È questo il succo del ragionamento. E Meli è stato assolto  per non aver commesso il fatto, come sollecitato dallo stesso pubblico ministero Erika Masetti.

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