Martedì, 3 Agosto 2021
Cronaca Via della Cavalleria

Agave, notte da incubo. Auto in fiamme nel garage, poliziotti aggrediti: un arresto

Ennesimo pericoloso atto vandalico nel complesso residenziale di viale della Cavalleria, questa volta con un epilogo violento. In manette un residente. Alcuni condomini l'hanno accusato di essere l'autore del rogo. Lui, ubriaco, li avrebbe minacciati armato di coltello. Per poi aggredire anche gli agenti

LECCE – Furti nelle case, auto in fiamme, atti di vandalismo. E petizioni per chiedere più controlli. Le scintille metaforiche della rabbia che monta si mescolano a quelle reali dell’ennesimo incendio. E che alla fine si sarebbe arrivati a sequenze drammatiche, era fin troppo chiaro. Troppa tensione s’è accumulata nel tempo nel complesso Agave, nucleo di appartamenti di nuova edificazione, fra tangenziale e viale della Cavalleria. L’esasperazione dei residenti è alle stelle. E così, sono scattate anche le manette per un 33enne, Daniele Acluttie. Se vi sia la sua mano dietro al rogo è ancora tutto da vedere. Il coltello che poco prima avrebbe impugnato e le testate rifiliate a un poliziotto sono però dati di fatto.

Piove, questa mattina, ma l’acqua non porta via la perplessità di chi abita in quello che sarebbe dovuto essere un piccolo salotto della nuova porzione di Lecce, che cresce in fretta, inglobando le periferie al centro. “Ci sono bambini qui, qualcuno nato anche da poco”, commenta furibondo un uomo. “Che cosa sarebbe successo se l’incendio non fosse stato domato in tempo?”.

E’ il secondo in pochi mesi, in via Don Giacomo Alberione. Questa volta nel garage del civico 16 che confina con quello in cui, ad aprile, finirono in fiamme una Fiat Idea e una vecchia Panda. Le due rampe d’accesso sono speculari e divise da un vialetto che introduce a una serie di abitazioni. La prima, di sinistra, è chiusa da una rete. Un cartello annuncia lavori in corso. La seconda potrebbe fare la stessa sorte a breve. La somiglianza tra gli episodi è sbalorditiva. E parlare di coincidenze è quasi insensato.  

Sotto, l’odore acre del fumo irrita le narici. Ovunque, ancora i segni di una notte di paura e follia. Sul pavimento annerito, fra lo scheletro di lamiera di una Fiat Punto e la porta che conduce verso i piani superiori, tre estintori vuoti. Anche una Renault Twingo è stata lambita dalle fiamme. I condomini hanno agito in fretta, cercando di non farsi cogliere dal panico, nonostante il fumo si levasse lungo la tromba delle scale, trasformando l’aria in veleno. Scesi in magliette e ciabatte nel cuore della notte, hanno anticipato l’arrivo comunque provvidenziale dei vigili del fuoco. Spente le fiamme, è stato anche accertato il dolo.

Ma questa volta, rispetto a due mesi addietro, c’è stato anche un epilogo violento. E forse s’è sfiorata la tragedia. Oltre alle sirene di ambulanze e vigili, così, verso le 3,30 del mattino si sono sentite anche quelle delle volanti di polizia. Quando gli agenti sono arrivati sul posto, si sono trovati immersi in una scena da film. Colonne di fumo che ancora s’innalzavano al cielo, intorno persone che urlavano e inveivano contro quel 33enne. Poco prima, hanno spiegato alcuni, li aveva minacciati con un coltello di grosse dimensioni.

I poliziotti hanno avuto molta difficoltà a riportare la calma, nell’agitazione crescente collettiva. Hanno prima ascoltato sommariamente il racconto di alcuni condomini, percependo che l’uomo, peraltro visibilmente ubriaco, anch’egli residente lì, era stato tout court sospettato da più di qualcuno di essere il piromane. Gli agenti hanno quindi tentato di chiedere ragioni proprio all’interessato ma Acluttie avrebbe reagito nel peggiore dei modi. E a una sequela di offese e minacce, sarebbe seguita una vera e propria aggressione. I poliziotti sono stati tempestati da calci e pugni. E uno ha subito anche una testata sul viso. Una vera e propria “legnata”, con prognosi per dieci giorni. Il collega, lottando per bloccare il forsennato, ha rimediato a sua volta una distorsione al polso. Una lesione guaribile in cinque giorni. Per fermare Acluttie, si sono dovute usare le manette.

Solo dopo che la situazione ha assunto una parvenza di normalità, i poliziotti hanno potuto ricostruire meglio i fatti. Due testimoni hanno quindi dichiarato di essere intervenuti per cercare di bloccare il 33enne. Il loro sarebbe stato un intervento necessario. Acluttie, in forte stato di agitazione, impugnando un grosso coltello da cucina, avrebbe infatti iniziato ad intimidire le altre persone scese in strada dopo il rogo, senza neanche curarsi del fatto che vi fossero attorno donne e bambini.

I due testimoni hanno descritto il 33enne come una persona caratterizzata da accessi violenti. Uno di loro, in particolare, sarebbe anche riuscito a disarmarlo, evitando forse qualche dramma. Come accertato da analisi in ospedale, l’alcool scorreva a fiumi nel suo sangue. Il tasso è risultato pari a 2.54 grammi per litro. Difficile ricondurlo a ragioni solo con le parole. Dal “Vito Fazzi”, Acluttie è stato dimesso con una diagnosi di “abuso di alcol episodico”. Per quanto avvenuto nell’infuocata notte nell’Agave, è finito agli arresti domiciliari con una sfilza di imputazioni: porto abusivo di coltello, oltraggio, minacce, resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale. Le indagini vanno comunque avanti per accertare meglio le fasi dell’incendio e verificare relazioni con l’episodio precedente.  

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