Detenuto aggredito nell'infermeria del carcere: è in prognosi riservata

E' successo a Lecce. Vittima un 35enne brindisino, colpito da un ergastolano calabrese. Movente poco chiaro. Insorge l'Osapp: "Condizioni insostenibili"

LECCE – Carceri pugliesi ancora nelle cronache. Dopo la vicenda che ha visto protagonista Marco Barba, alias “U Tannatu”, gallipolino, personaggio di spicco della criminalità salentina, che si è lanciato da una finestra del Policlinico di Bari, fratturandosi una gamba all’atterraggio su un terrazzino sottostante (a suo dire, intendeva suicidarsi; secondo gli agenti di polizia penitenziaria che lo sorvegliavano, un tentativo di fuga malamente fallito), questa volta è proprio il penitenziario di Lecce lo scenario in cui s’è consumata un’altra vicenda particolarmente grave: un’aggressione a un detenuto, di tale violenza, da spedirlo in coma con un ematoma cranico. Al momento è ancora ricoverato in Rianimazione.

La vicenda risale al 25 giugno, ma è trapelata solo oggi, a seguito di una nota del sindacato Osapp (Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria), diramata dal segretario generale Pasquale Montesano. I  contorni della vicenda non sono chiari. L’aggressore, un ergastolano calabrese, peraltro in cura psichiatrica, che in precedenza si trovava nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto. La vittima, un 35enne brindisino, con un reato di omicidio alle spalle e tre anni ancora da scontare. Il fatto s’è consumato nell’infermeria. E solo l’intervento degli agenti ha evitato che si consumasse in quel momento una tragedia. Ma le condizioni della vittima sono serie e ora è sotto stretta osservazione. Da notare che il tutto è avvenuto quasi nelle stesse ore in cui il Barba si lanciava dal Policlinico, dov’era ricoverato, per poi essere subito, di nuovo, catturato.

L'Osapp sul piede di guerra

Sono tutti episodi che, secondo Montesano, rimarcano le criticità degli istituti pugliesi. “In assenza di interventi e silenzi dell’amministrazione penitenziaria”, afferma. “Solo grazie al sacrificio degli uomini e donne della polizia penitenziaria si evitano quotidianamente maggiori e più gravi conseguenze”. “In questo modo – aggiunge - si vanifica lo sforzo abnorme che i poliziotti  mettono in campo ogni giorno per garantire ordine e sicurezza negli istituti e la garanzia che la pena sia conforme all’articolo 27 della Costituzione”.

“Prospettive da bollino nero – secondo Montesano - per l’imminente futuro, in tema di riposi ferie e diritti sanciti dal contratto collettivo nazionale di lavoro, aggravati dall’eccessivo carico per turni di servizio che superano le otto ore anche nei servizi più particolari”.

“Non possiamo non evidenziare ancora una volta l'esiguità degli organici della polizia penitenziaria – conclude il segretario -, quindi è imprescindibile che il ministro della Giustizia e la politica dell’attuale governo facciano invertire la rotta al sistema assumendo provvedimenti tangibili ed efficaci per la regione Puglia in particolare sulle strutture di Taranto Foggia e Bari e garantire un immediato adeguamento degli organici strumenti e mezzi”. Tutto questo, mentre non c'è stato riscontro a una richiesta di convocazione risalente a gennaio, inoltrata al capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Francesco Basentini. 

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