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Il retroscena

L’inchiesta giornalistica che ha “anticipato” gli investigatori italiani

Sultan Ahmed, siriano, operava dal Paese delle Aquile e usava i social. Da uno sbarco avvenuto a San Cataldo, marina di Lecce, è iniziata tutta l'indagine. Ma intanto, cronisti albanesi avevano già svelato il suo nome e vari traffici

LECCE - Uno dei personaggi di un certo interesse nell’operazione “Astrolabio”, è il giovane siriano Sultan Ahmed, 23enne. Non fosse altro perché la sua figura è finita al centro di un approfondimento giornalistico in Albania, prima ancora che gli investigatori potessero inquadrarla alla perfezione e attribuirle un ruolo preciso. Ma ci arriveremo a breve. 

In contatto con trafficanti turchi e greci, secondo gli inquirenti, il suo gruppo avrebbe provveduto a reperire imbarcazioni, reclutare scafisti e trasferire migranti sulle coste pugliesi. Dunque, con lui avrebbero operato vari soggetti. Quelli, per inciso, finiti nella rete della polizia albanese.

L’episodio madre nella marina di San Cataldo

Interessante l’episodio madre, quello da cui il suo nome ha iniziato a circolare nelle carte dell’inchiesta. Riguarda da vicino Lecce. Già, perché risale al 23 aprile del 2020. Fatto avvenuto nella marina di San Cataldo. Ahmed sarebbe stato la mente, due albanesi gli esecutori. Cioè, coloro che avrebbero traghettato nell’occasione trentadue sventurati sul litorale del capoluogo salentino. Quello che l’opinione pubblica italiana non sapeva fino a oggi, è che i due presunti scafisti, un 46enne e un 28enne, sarebbero stati fermati al rientro sulle sponde albanesi dalla polizia locale. Arrestati in flagranza. 

Le informazioni su Facebook

L’episodio ha dato vita a uno scambio di informazioni fra le autorità italiane e albanesi, svelando vari dettagli. Per esempio, che nei quindici giorni precedenti i migranti si sarebbero spostati dalla Grecia all’Albania, soggiornando in un albergo di Tirana. Da una serie di riscontri, si è così riusciti anche a risalire ad Ahmed come probabile organizzatore del viaggio, grazie anche alle dichiarazioni stesse dei migranti, scoprendo, per esempio, che molte informazioni per capire come raggiungere l’Italia sarebbero state reperite su Facebook, all’interno di una pagina chiamata “Gruppo profughi nella terra ferma greca”. Una piazza virtuale nella quale Ahmed avrebbe fornito indicazioni fondamentali.

E poi arrivano i cronisti albanesi

Le indagini, però, erano all’epoca appena iniziate, quando è spuntato, all’improvviso, un servizio giornalistico. Tanto interessante e oggettivamente ben realizzato, quanto probabilmente preoccupante per gli investigatori, che avevano temuto di veder vanificati i loro sforzi e magari volatizzarsi il sospettato. 

L’inchiesta, infatti, realizzata dall’emittente Top-channel.tv, trasmessa durante il programma Top Story, aveva messo a nudo diverse dinamiche del traffico di vite umane, spiegando come cittadini del Medio Oriente arrivassero in Albania nelle vesti di “imprenditori”, per poi essere trasferiti in Italia. Questo, grazie alla collaborazione di loro concittadini già presenti nel Paese delle Aquile, che avrebbero consentito di ottenere permessi fittizi rilasciati per motivi di lavoro, finalizzati a entrare in Albania, per poi raggiungere l’Italia a bordo di barche.

L’aspetto più interessante è che i giornalisti nella circostanza avevano cacciato fuori un nome, quale fautore di tutto: quello di Sultan Ahmed. Appunto. Tanto che quest’ultimo per un po’ sarebbe rimasto in disparte, aspettando che si calmassero le acque, per poi riprendere qualche mese dopo a operare sui social. 

I rapporti con Majid Muhamad

Alle capacità organizzative del giovane siriano sono attribuiti anche altri episodi. Per esempio, uno sbarco a Campo di Mare del 29 settembre 2020, con quarantasette migranti provenienti dall’Albania. Va detto, peraltro, come sottolineato oggi durante una conferenza stampa, che proprio alcuni sbarchi avvenuti in precedenza sulle coste brindisine erano in fase di analisi investigativa da parte dei finanzieri, anche se è stato l’episodio di San Cataldo quello che tecnicamente ha dato il via a tutta l’operazione. 

Ci sono, poi, altri casi in cui il nome di Ahmed s’incrocia con quello di Majid Muhamad, 52enne iracheno residente a Bari, che avrebbe più volte coperto la fuga degli scafisti sfuggiti agli arresti in flagranza (sembra che fosse la sua missione principale) e, qualche volta, al recupero anche degli stessi migranti, qualora non intercettati dalle forze dell’ordine al momento degli sbarchi. 

Per approfondire

Per tutti gli approfondimenti, e qualche curiosità, consigliamo di leggere gli articoli che seguono: Quattro boss, un esercito di scafisti e un fiume di denaro: così gestivano i trafficiLo sfuggente iracheno che dalla Turchia gestiva enormi trafficiIl "Re dell'Italia" che garantiva viaggi verso tutto il nord dell'Europa.  

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