Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Fallimento Alitalia, lo Sportello bussa di nuovo alla Procura per i risparmiatori

La denuncia-querela è stata depositata giovedì 19 dicembre dallo Sportello dei diritti di Lecce, tramite gli avvocati Francesco Toto e Francesco D'Agata. "Impedire che per il tramite di un'azienda dello Stato, Poste italiane, siano dispersi soldi pubblici in favore di privati"

@TM News/Infophoto

LECCE – Il caso Alitalia “vola” nuovamente sul tavolo della Procura di Lecce. La denuncia-querela è stata depositata giovedì 19 dicembre dallo Sportello dei diritti presieduto da Giovanni D’Agata, tramite gli avvocati Francesco Toto e Francesco D’Agata.

Già all’alba del fallimento di Alitalia LineeAeree Italiane Spa, lo Sportello intese rappresentare i piccoli risparmiatori che si ritennero frodati con una denuncia che approdò a Roma, dove però si procedette all’archiviazione, nonostante l’opposizione. Era il 2011. 

I ricorrenti ritennero che “l’avere divulgato in maniera martellante, suadente e con ogni mezzo mediatico disponibile, il salvataggio ed il rilancio della compagnia di bandiera, assumendosene pure il merito", fosse "evidentemente notizia falsa e non veritiera”, in riferimento all’allora governo targato Silvio Belrusconi.

La linea dello Sportello non passò, ma oggi D’Agata ritiene di avere nuovi elementi, e per questo intende “promuovere un’azione diretta a impedire che le conseguenze di quell’assurda operazione rimangano sottaciute, che i responsabili rimangano impuniti e che soprattutto ancora una volta, per il tramite di un’azienda dello Stato, Poste italiane, siano dispersi soldi pubblici in favore di privati. Operazione – sottolinea - vietata dalle norme europee”. Come noto, è stato di recente chiuso un aumento di capitale, con 75 milioni di euro provenienti proprio da Poste italiane.

La denuncia attuale si può riassumere in vari passaggi, a partire dall’aprile del 2008, quando il fallimento di Alitalia LineeAeree Italiane Spa si era registrato ormai da oltre cinque anni.

“Il governo capitanato da Silvio Berlusconi”, secondo lo Sportello, in un solo colpo “riuscì a scaricare sulle casse dello Stato e quindi sui cittadini circa 3 miliardi di euro, oltre interessi”, “a far licenziare oltre 7mila dipendenti”, “a farne licenziare altri 5mila delle aziende dell’indotto, fornitrici della ex compagnia di bandiera, poi per la maggior parte costrette a dichiarare dissesto a causa del fallimento della azienda madre, nonché maggior cliente”.

Qui s’insinua dunque il problema. Per lo Sportello sarebbe stata “regalata” “all’attuale Compagnia aerea italiana un complesso aziendale attivo, marchio e logo compresi”. Questo, “tradendo circa 20mila piccoli azionisti che, confidando nelle pubbliche promesse di Silvio Berlusconi, avevano investito tutti i loro risparmi in Alitalia fino a rimanere con ‘il cerino in mano’ a seguito della nota operazione ritenuta oltremodo scellerata anche a detta di autorevoli economisti”.

E questo facendo passare sotto gli occhi di tutti “una scellerata operazione”, dice D'Agata, come “prodotto della crisi globale e non delle sue premeditate intenzioni”.

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