Cronaca Centro / Piazza Mazzini Giuseppe

Galleria Mazzini, scatta l'allarme bomba per un borsone sospetto

Dentro c'erano solo cianfrusaglie e alimenti scaduti, ma la situazione era particolare, considerando la zona, i teorici punti sensibili e i passanti che si sono fermati a decine ad assistere alle operazioni degli artificieri

LECCE – Alla fine si è rivelato l’ennesimo falso allarme, ma non è mancata una certa apprensione, mista a naturale curiosità, quando gli artificieri dei carabinieri hanno esteso l’area interdetta, usando nastro bianco e rosso, e facendo arretrare ancor tutti i presenti, soprattutto per metterli al riparo da eventuali schegge, qualora davvero in quel borsone nero, abbandonato da chissà chi, forse qualche clochard di passaggio, vi fosse stato esplosivo.

In realtà, c’erano solo alimenti scaduti, bottiglie di plastica, cianfrusaglie. Ma il semplice fatto che questa volta l’intervento sia avvenuto sotto la Galleria Mazzini di Lecce, poco dopo le 21 di una domenica sera primaverile (anche se non si direbbe, a giudicare dall’altalena di temperature), ha destato molta attenzione. In decine hanno colto l’occasione per fermarsi a guardare il robot Pedsco Rmi 94 in dotazione all’Arma in azione, guidato a distanza dalle mani esperte di un artificiere.  

A giudicare dalle voci circolanti fra alcuni presenti, tra i quali persone che lavorano in zona, quel borsone era lì almeno dalla tarda mattinata, accanto all’ingresso di un portone. Tuttavia, solo nel tardo pomeriggio è arrivata una segnalazione alla polizia locale, che ha fatto scattare le misure di sicurezza. Tanto più che, in linea teorica, c’erano proprio a quel civico, il 61 D, diversi obiettivi sensibili: vari studi legali, la sede di Arca Sud (ex Iacp), l’Ufficio esecuzione penale esterna, che fa capo al ministero della Giustizia. Il varco della Galleria dov’è avvenuto il ritrovamento, quello che si affaccia su via Braccio Martello.

Sul posto, oltre agli agenti di polizia locale, sono intervenuti i carabinieri della Sezione radiomobile, vigili del fuoco e un’ambulanza del 118. Militari e agenti hanno prima osservato con molta attenzione all’interno del borsone e, quando s’è scoperto che non era vuoto, ma che c’era qualche oggetto ancora difficile da identificare, si è passati alla fase più delicata.

L’intero androne, che converge a croce con altri tre verso il centro della Galleria, è stato chiuso e, con l’arrivo degli artificieri inviati dal Nucleo investigativo dei carabinieri, che hanno preso in mano la situazione, il punto di sicurezza minimo è stato ulteriormente esteso, facendo in modo che tutti i passanti, incuriositi dall’operazione e nel frattempo fermatisi (qualcuno forse anche attirato dalla notizia che nel frattempo correva sugli smartphone tramite social e messaggi), fossero al riparo per impedire gli effetti collaterali di un’eventuale esplosione.

Video | Le operazioni con il robot guidato a distanza

Alla fine, si è appurato come nel borsone non vi fosse nulla di preoccupante. Tuttavia, la cautela non è mai troppa. A Lecce è il terzo intervento in appena due giorni. Il 3 maggio ben due chiamate. Una dal rione Castromediano, per una valigetta accanto a un cancello, che in realtà conteneva solo spazzatura, e l’altro, decisamente più inquietante, per una finta bomba su viale Marcello Chiatante, in un’aiuola della zona industriale. Un oggetto realizzato in modo tale da simulare a tutti gli effetti un ordigno, usando una bomboletta, nastro isolante, fili e un interruttore elettronico, tuttavia privo di qualsiasi efficacia.    

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