Storia di un clandestino. Le insidie di un lungo viaggio fra posti di blocco e criminali

Amir ha 22 anni, è afghano. Condivide un locale con due pakistani a Lecce. Il viaggio da Kabul verso Peshàwar. E poi Taftan, in Iran, la Turchia, l'ingresso in Grecia, lo sbarco a Badisco. Fra mille lavori, controlli a cui sfuggire, trafficanti e scafisti. Tutto per raggiungere un sogno: l'Occidente

Una vista di Kabul (@TM News/Infophoto)

LECCE – Amir ha occhi neri e profondi, luminosi come il cielo delle notti limpide d’Oriente. Occhi che mostrano quello scintillio indimenticabile di chi è disposto a tutto pur di perseguire un obiettivo e che bruciano di vita. Abita in un minuscolo appartamento nel centro storico di Lecce. Due stanze ristrette, piene dell’umidità penetrante dell’inverno salentino, che divide con due ragazzi pakistani, a due passi dalla basilica di Santa Croce.

A portarlo nel cuore del barocco un viaggio lungo molti mesi attraverso paesi devastati da guerre e miseria, custodi di civiltà e culture millenarie. Un viaggio attraverso luoghi e genti diverse, sognando di poter raggiungere la speranza di una vita migliore, di un qualcosa in più per la propria esistenza.

Quella di Amir, afghano, ventidue anni, è la storia di uno dei tanti migranti (clandestini per le nostre leggi) sbarcati sulle nostre coste spinti dalla possibilità di poter accarezzare il paradiso dell’Europa democratica e civile, di un’Italia benestante e piena di lavoro. Sono in molti a intraprendere la lunga marcia verso un paese, il nostro, di cui non conoscono nient’altro che le belle immagini trasmesse da qualche vecchio televisore, capaci di trasformare i sogni in illusioni. L’Italia allora, nonostante le migliaia di chilometri da percorrere e le difficoltà, anche e soprattutto economiche da superare, diventa una chimera.

La sua storia inizia circa due anni fa, nella miseria e nella desolazione di Kabul, la capitale e la più grande città dell'Afghanistan, messa in ginocchio dalla dominazione talebana prima e da una lunga guerra di liberazione dopo. La sua speranza, così come quella di tanti giovani provenienti dal “paese degli Afghani”, è quella di costruirsi una nuova vita, di divenire un piccolo tassello del grande mosaico del mondo occidentale. La prima tappa del suo lungo viaggio è Peshàwar, che in persiano significa letteralmente "città di frontiera", in Pakistan.

Lì, in quello che è da sempre un luogo di traffici e un tempo storico punto di snodo sulla “via della seta”, il giovane afghano rimane circa un anno. Fra mille lavori, tra cui quello di autotrasportatore e autista, cerca di mettere da parte il denaro necessario a proseguire il suo lungo peregrinare. Dal Pakistan, tra vecchie corriere e macchine di fortuna, passa poi, attraversa un’altra città di frontiera, Taftan, in Iran, l’antica Persia. Migliaia di chilometri percorsi con la curiosità e la voglia di scoprire di un bambino, incantato dinanzi a spazi troppo grandi anche solo da immaginare.

Un viaggio a ritroso nel tempo, lungo la strada dei caravanserragli e dei grandi mercanti. Compagna fedele di viaggio la grande paura di vedere svanire il grande sogno, l’insidia dei posti di blocco e delle frontiere. L’Iran diventa la porta per la Turchia, con la grande stella dell’Occidente che inizia ormai a brillare. Anche quello attraverso il paese della falce di luna diventa una lunga odissea vissuta da clandestino, cercando di sfuggire a polizia e a controlli. L’ultimo passaggio di frontiera è quello attraverso il confine con la Grecia. Un cammino attraverso la storia e la cultura di un’intera civiltà.

Qui il suo racconto si fa incerto e lacunoso, dinanzi a dettagli che saranno le inchieste della magistratura a dover raccontare. Innanzitutto come Amir e i suoi compagni di viaggio siano entrati in contatto con i trafficanti di esseri umani, un’organizzazione specializzata, con ogni probabilità, nei viaggi verso le nostre coste a bordo di velieri noleggiati o rubati. Il punto di raccolta e di partenza è quasi certamente la l'sola greca di Lefkada. Costo della traversata poco più di tremila euro.

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Il nome di Amir finisce sulla lista di 31 nominativi in partenza per le coste del Salento. Il giovane afghano raggiunge la spiaggia di Porto Badisco, proprio nel punto che la leggenda racconta sia stato l’approdo di Enea, in una calda e profumata notte di agosto, dopo due giorni di traversata. Con un po’ di fortuna e di astuzia riesce a sfuggire alla fitta rete delle forze dell’ordine. Quasi tutti i suoi compagni di viaggio finiscono nel centro di prima accoglienza “Don Tonino Bello” di Otranto e di lì in uno dei Cie. La sua è una vita da clandestino, venditore ambulante col sogno di raggiungere un giorno le grandi città del nord e riabbracciare i suoi parenti persi per l’Europa.

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