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Lunedì, 27 Giugno 2022
Cronaca

Doccia fredda per Andrea Guido: il Tribunale del riesame gli nega la libertà

L'ex assessore resta ai domiciliari. Coinvolto nelle indagini sulle ramificazioni del clan camorristico Moccia di Napoli, i suoi legali ritengono che manchino i gravi indizi di colpevolezza

LECCE – Doccia fredda per Andrea Guido. Il consigliere comunale di minoranza, ex assessore all’Ambiente nella Giunta Perrone, arrestato il 20 aprile scorso, resta ai domiciliari. Così hanno deciso i giudici della decima sezione del collegio E del Tribunale del riesame di Napoli, ai quali si erano rivolti gli avvocati difensori del politico, Ivan Feola e Andrea Sambati, sostenendo l’assenza di gravi indizi di colpevolezza circa il suo coinvolgimento nell’operazione contro il camorristico Moccia della Dda campana che ha portato a una sfilza di arresti, con indagini diramatesi anche nel Salento.

“In nessuna intercettazione finita nel fascicolo d’inchiesta della Procura di Napoli c’è un coinvolgimento in prima persona del politico, all’epoca in cui era assessore all’Ambiente”, avevano giustificato, nella loro richiesta, i difensori di Guido, aggiungendo che “a fare il suo nome sono sempre e solo altri indagati nello stesso procedimento”. Ma i giudici del riesame napoletano (presidente Anna Elisa De Tollis, giudice Pietro Carola, giudice estensore Mariaraffaella Caramiello) devono essere stati d’avviso differente, circa la vicenda riguardante Guido, anche se bisogna attendere le motivazioni per capire cosa li abbia spinti a non concedere la libertà. Queste saranno depositate nel termine di 45 giorni.

Leccese, 44 anni, Andrea Guido è accusato di corruzione aggravata dall’aver agevolato un sodalizio mafioso. Secondo gli inquirenti, infatti, avrebbe intascato 4mila euro (su una somma inizialmente concordata che sarebbe stata di 5mila) in due tranche, tra l’aprile e l’agosto del 2017, quindi negli ultimi mesi del mandato (terminato a fine luglio) di assessore nella giunta dell’allora sindaco Paolo Perrone, da parte di Francesco di Sarno, 50enne di Napoli, considerato braccio economico del clan Moccia.

A fare da intermediari tra il capo e Guido, sempre secondo gli inquirenti, sarebbero stati Mario Salierno, 44enne di Napoli, e Giuseppe D’Elia, 55enne di Novoli. Quest’ultimo, per i suoi servigi, avrebbe ricevuto un orologio Rolex, degli occhiali e 500 euro.

A nulla è valso da parte dei legali di Guido aver fatto presente, fra le altre cose, che nulla avrebbe potuto fare, né avrebbe fatto l’ex assessore, per agevolare la società di Afragola, il cui titolare è, appunto, Di Sarno, nell’ottenimento del servizio di raccolta dell’olio di origine alimentare esausto a Lecce e negli altri comuni che rientravano nel consorzio Aro 1: quel servizio se l’era già aggiudicato la Monteco e il contratto sarebbe scaduto nel 2024. E già nell’interrogatorio di garanzia, peraltro, dinanzi alla giudice del Tribunale di Napoli Maria Luisa Miranda che ha autorizzato il suo arresto, Guido aveva spiegato di aver incontrato solo una volta titolare e rappresentanti della ditta ma di non aver mai promesso incarichi né di aver mai ricevuto denaro.

I giudici del riesame napoletano non si sono espressi solo su Guido, ma anche sull’altro salentino coinvolto, il summenzionato D’Elia. E anche in questo caso sono stati confermati i domiciliari, sebbene sia stata esclusa, nel suo caso, l’aggravante dell’agevolazione mafiosa. Anche D’Elia, dal canto suo, nell’interrogatorio di garanzia, assistito dagli avvocati Gabriele Valentini e Giuseppe Quarta, aveva negato tutte le accuse a suo carico.

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