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Lunedì, 27 Giugno 2022
Cronaca

Inchiesta sul clan Moccia, anche l’ex assessore Andrea Guido fra gli arrestati

Il consigliere comunale, oggi in capo all'opposizione, avrebbe favorito un'impresa legata al gruppo criminale campano quando era nell'amministrazione comunale. La maxi-operazione della Procura di Napoli ha portato a 57 ordinanze di custodia

LECCE – C’è anche il nome di Andrea Guido, consigliere comunale di opposizione (Fratelli d'Italia), in passato assessore all’Ambiente al Comune di Lecce con la Giunta dell’ex sindaco Paolo Perrone, nella lunga lista di arrestati nell’ambito di un’operazione dei carabinieri del Ros di Napoli.

E proprio a una vicenda risalente all'ultimo periodo del suo assessorato, nel 2017, è legato l’arresto (ai domiciliari). Guido avrebbe favorito un’impresa che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata legata al clan Moccia della camorra campana. Nello specifico, l'avrebbe agevolata percependo soldi in cambio dell'affidamento del servizio di raccolta di oli esausti a Lecce e negli altri comuni del consorzio Aro/Le1. Qui il link per gli approfondimenti sulla vicenda.  

L'indagine sul clan Moccia

L’indagine, come detto, è stata eseguita dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale. L’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Napoli, riguarda 57 indagati: 36 sono finiti in carcere, per 16 sono stati disposti i domiciliari, per cinque la misura del divieto temporaneo di esercitare attività d'impresa.

Secondo gli inquirenti, sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, autoriciclaggio, fittizia intestazione di beni, corruzione, porto e detenzione illegale di armi da fuoco, ricettazione, favoreggiamento, reati aggravati dalla finalità di agevolare il clan Moccia. Nell’ambito della stessa inchiesta, il Gico della guardia di finanza di Napoli ha eseguito ulteriori due misure del divieto temporaneo di esercitare attività d'impresa e un decreto di sequestro preventivo d’urgenza di beni mobili, immobili e di quote societarie per un valore di circa 150 milioni di euro.

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L’indagine, illustra una nota stampa della Procura napoletana, ha consentito di acquisire gravi indizi circa l’esistenza e l’operatività dell'organizzazione mafiosa, strutturata verticisticamente e organizzata su diversi livelli di comando e di competenza territoriale, della quale sono ritenuti capi i fratelli Angelo, Luigi e Antonio Moccia e il loro cognato Filippo Iazzetta, i quali, anche se già detenuti, e sebbene Angelo e Luigi si fossero da tempo trasferiti a Roma, avrebbero veicolato ordini agli affiliati, a vario livello a loro subordinati. 

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Tutto ciò sarebbe avvenuto anche promuovendo all’occorrenza specifici reati fine, consumati sia dai vari sottogruppi territoriali costituenti l’ala militare dell'organizzazione, sia da imprenditori attivi nel settore del recupero degli oli esausti di origine animale e vegetale di tipo alimentare e degli scarti di macellazione, nonché nei grandi appalti ferroviari e dell'alta velocità, cui avrebbero impartito direttive e fornito ingenti provviste derivanti dall'accumulazione illecita, nel tempo, di ingenti capitali.

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